la blogosfera trema: Felipe installa Fed…NO! chiude il blog o.0
10 Settembre 2009Scrissi all’epoca di come pollycoke.net fosse una delle esperienze più significative della blogosfera, per tanti motivi. Incredibilmente “lo sventurato rispose” citandomi in un suo post, in quello che è stato uno dei momenti più fortunati del mio piccolo blog di parole (Fogazzaro 2.0?).
Chiudere un blog è un’esperienza piuttosto convenzionale. Scrivere una sbrodolata con “i motivi dell’abbandono” lo è ancora di più. Tuttavia nell’autointervista emerge proprio quello che ha reso quel blog interessante:
[…]Aver dichiaratamente cercato di umanizzare argomenti altrimenti asettici come “desktop environment”, “interfaccia grafica”, “GNOME”, “KDE” eccetera[…]
Penso che alcuni tra i lettori più affezionati a Pollycoke.net siano quelli…che non lo leggono più! O meglio, quelli che lo seguono con interesse, ma che sono in grado di cercare tante informazioni anche da soli.
Tanti che non masticavano neanche un boccone del mondo GNU/Linux hanno trovato in quello spazio una specie di introduzione for dummies. Tuttavia c’è divulgazione e divulgazione. In particolare quella che non considera il lettore come uno stupido, bensì un profano intelligente, a mio avviso risulta la migliore. Così costruire un luogo dove si parla in maniera leggera di cose interessanti, senza fare duecento esempi di “come copiare un file”, pieni di $pippo, $pluto e $paperino, è stata una maniera carina di far appassionare una grande quantità di persone.
A mio avviso ne sentiremo ancora parlare. Se chiudere un blog raccontandosi è una procedura quasi standard nell’universo dei blogger, ancora più standard sono i “cavalli di ritorno”. Noi non abbiamo fretta, secondo me ci rivedremo in futuro.
PS: il titolo si riferisce a questo.
Leipzig day #6 - Coffeeshop Company _is_better_than_ starbucks
18 Agosto 2009Giusto una puntatina per un endorsement…se vi trovate in Germania cercate questo logo:
avrete svariati tipi di caffè, tè e dolci vari, un’otttima selezione di frullati (il mio preferito è quello alla pesca) più una connessione wireless pronta per voi, senza inutili messaggini da ricevere sul cellulare.
Leipzig #1
14 Agosto 2009Disclaimer: Il “giorno 1″ del titolo non sottintende necessariamente che scriverò sistematicamente nel corso del mio soggiorno in Crucchia.
2009-08-13 09:24:05
Cosa c’è a nord della provincia autonoma? Un’altra provincia autonoma.
Partendo da Trento e risalendo il corso dell’Adige, il paesaggio immediatamente prossimo al treno è piuttosto noioso: uva, uva e ancora uva. Probabilmente è questo il motivo per il quale all’entrata dell’Alto Adige c’è una diramazione che si chiama strada del vino. Arrivati a Bolzano, si deve scegliere: a sinistra si prosegue con l’Adige, e si arriva a Merano. A destra invece si costeggia l’Isarco e si va verso Bressanone. La strada per il passo del Brennero è proprio questa.
Ho scoperto chi ha raccolto la pesante eredità storica dei Lanzichenecchi. Un gruppo di ragazzine scout probabilmente altoatesine (parlano tedesco) salgono a Bolzano e assaltano la mia carrozza. Prima mossa: salire con gli scarponcini luridi sui sedili per piazzare gli altrettanto luridi zaini negli scompartimenti sopra le nostre teste.
“A naso” non toccano acqua da un paio di giorni.Le procedure per la loro colazione sono nell’ordine:
- estrarre coltellini con lame da 15 cm, legati in vita alle loro gonnone con improvvisate cordicelle: una versione DIY dei nodi fedesperanzaeccarità;
- tirare fuori improbabili pagnotte stantie, poggiarle senza alcun tipo di precauzione (saranno mica papagirlz?) sui banchetti del treno e tagliarle in fette clamorose sbriciolando dappertutto;
- spalmare generosissime dosi di nutkao sulle fette di cui sopra inzaccherando l’ambiente circostante;
- mangiare;
- una volta terminato il barattolo di nutella tirare fuori nonsodadove quelle mortadelline intere incellophanate da 400 gr, tagliare (sempre sul tavolino, sempre senza manco uno straccetto sotto) fette spesse da far imbarazzare anche i norcini più incalliti;
- mangiare queste fette così on-the-fly;
- alla fine di tutto questo osservare le briciole sui tavolini, guardarsi tra di loro per 2 interminabili secondi, e sgomberare i ripiani buttando tutto per terra.
Io, per intanto, riapro i promessi sposi. Come si dice in tedesco “dagli all’untore?”
2009-08-13 16:05:08
Se mi avessero detto che avrei viaggiato a bordo di una hall di albergo, avrei faticato a crederci. Il treno 1664 invece sembra proprio questo. Silenziosissimo anche se si lancia a 230 all’ora tra Turingia e Sassonia, con interni in fintolegno molto accoglienti, sedie comode e poggiatesta morbidi. E soprattutto una serie di informazioni distribuite su schermi digitali, ch epermettono di comprendere cosa sta succedendo: dove siamo, che ore sono, qual è la prossima destinazione, l’arrivo previsto. Di tanto in tanto un riassunto generale del viaggio in corso. Soventi puntate del capotreno (tedesco/inglese, a differenza dell’Austria, nella quale il capotreno parlava esclusivamente in tedesco) che ci ricorda dove stiamo andando, e quello che potremo fare una volta scesi dal treno (autobus ed eventuali treni locali. Insomma: tutto quello che ci si aspetta da un servizio pubblico di seconda classe.
Arrivo fra due ore abbondanti.
2009-08-14 16:42:30
Update: arrivato e tutto. Talk interessanti. Non funzia la wireless. Solo ad alcuni. Sob.
alfuturo
Jonathan Coe – La banda dei brocchi (titolo originale: The Rotters Club) [Seconda Ristampa]
9 Agosto 2009Un post su uno scrittore del calibro di Jonathan Coe è un’azzardo. Prendetelo come un umile omaggio, e una specie di regalo per il barbarico re, che so per certo essere appassionato.La recensione, anche in questo caso, è vetusta, già pubblicata sul sito degli studenti di Fisica. Per chi se la fosse persa lì, per chi non avesse intenzione di andare su ħ.org, per chi è un collezionista dei miei scritti e non si fa scappare neanche le ‘ristampe’, ecco cosa penso del romanzo ‘La banda dei brocchi’:
Prima di leggere un’opera di un autore UK sono sempre carico di pregiudizi. Specie se contemplo una copertina dove troneggia l’immancabile Union Jack (della quale si abusa quasi come della bandiera della pace), terreno dove incedono sgangherati dei ragazzotti jeans e camicia a maniche corte, e già mi sembra di scorrere pagine tutte musica pop (o peggio, finto-rock) e iniziazioni varie.
Promemoria: diffidare delle copertine. Anzi, foderare i libri che si acquistano, specie se “Economica Feltrinelli”.
Dove collocheremmo l’opera nella nostra brava biblioteca ideale? In mezzo ai romanzi di formazione, certo. Ma più che accanto ad un “Giovane Holden”, “La banda dei brocchi” preferisce ritagliarsi uno spazio, infinitesimo per carità, tra un Joyce ed un Proust, se non altro perchè i suddetti mostri sacri scrissero di giovani dai grossi turbamenti interiori e dallo sguardo perennemente perso nel vuoto. L’amore di Coe per il Maestro irlandese, tra l’altro, si svela nell’ultimo capitolo senza tanti giri di parole. Anzi: proprio con i tanti giri di parole che compongono lo splendido flusso di coscienza del personaggio più protagonista della storia.
In “La banda dei brocchi” ci sono tutti gli anni ‘70 (neanche fosse un vino Galassi). Li scorriamo attraverso gli occhi di diversi personaggi.
Un eroe locale che nel suo piccolo sembrava aver cambiato il mondo con gli scioperi, che si risveglia sanguinante per una manganellata, negli oscuri 80s dove la Thatcher spegne i residui delle fiamme socialiste.
Un artista-da-giovane, Benjamin, forse protagonista, nel quale si mescolano tante trame: il passaggio dal progressive al punk, dalla scuola al lavoro, da una società di bianchi alla multiculturalità, dalla terra al cielo nel volo di un palloncino.O, se preferite, con la perdita della verginità.
E ancora, gli sguardi persi ed innamorati delle donne, che vivono bene, o meno serenamente, la liberazione sessuale, la condizione di amanti, lo stare in una società che ancora le confina a casalinghe che si lasciano ammaliare dal potere delle parole di qualche sedicente intellettuale.
Ma “La banda dei brocchi” è, innanzitutto, un romanzo di situazioni. E come non esserlo, se si seguono le orme di Joyce. Il passaggio dalla società idealistica dei 70s al riflusso degli ottanta è scritto tutto nella pernacchia di un conducente d’autobus ad un vanesio professore di storia dell’arte.
Ancora riguardo ai quotidiani
4 Agosto 2009Tempo fa scrissi che mi era dispiaciuto il cambio di formato (e di contenuti) de “Il Riformista”: da antipatico scartafaccio di approfondimento quotidiano per apolidi di sinistra a noioso malloppone per dalemiani anti-antiberlusconiani. Le mie speranze si riversavano su Europa. In parte sono state ripagate: belle lettere di Pannella, temi introdotti da Francesco Rutelli, Roberto Giachetti; una rubrica di Mario Adinolfi, sporadici contributi di Giulia Innocenzi, e gli editoriali nè sangue, nè merda ma ricchi di contenuti di Stefano Menichini, titolare di un ottimo blog. Manca, forse, il contributo di chi detiene il potere nel PD (correntone, più o meno), che preferisce distribuirsi tra Unità e Repubblica.
Se la Repubblica ultimamente si esercita in una riproposizione appena edulcorata del Travaglismo, con le sue diecidomande, con le quali si è cercata la spallata (salvo aver ottenuto, nella migliore delle ipotesi, delle carezze e qualche punto percentuale in più a dipietro e a lega), il giornale fondato da Gramsci è un disastro totale. All’acquisto (1 €) ci viene recapitata una versione radical-chic dei comuni giornali free-press. Per dire, Epolis svolgeva già la funzione di gratuito quotidiano di approfondimento, con gli occasionali esercizi di stile di Pietro Folena (già reggente, all’epoca) e le lunghe digressioni sulla politica nostrana.
Ieri era lunedì. Come al solito ho acquistato “Il Foglio” che nella sua uscita post-domenicale è IL giornale di approfondimento per eccellenza. Gli editoriali sempre ricchi di spunti, i contributi di firme di prima grandezza, le rubriche spassose ma intelligenti, le vignette dell’immenso Vincino, fanno dell’instant-quotidiano una sorta di Wired a cadenza settimanale e appena più snob.
Sarà mai possibile avere una cosa del genere per chi neo-conservatore non è? Potremo prima o poi avere il piacere di leggere un editoriale ficcante e ben congegnato come quelli dell’elefantino che si esprime tuttavia a favore dell’aborto. O, chessò. ascoltare qualcuno che invece di incensare le mosse del governo, ne possa contrappuntare gli errori senza cadere nell’ironia che ha contribuito a far lievitare i voti del centrodestra?
Noi apolidi, che sappiamo dirvi in ogni caso ciò che siamo, ciò che vorremmo sarebbero quattro, al massimo otto pagine di idee, approfondimenti, magari antipatici e spiazzanti, con un po’ di coraggio e molto progressismo (nella sua accezione migliore). Europa ci va vicino, forse, ma è ancora secondo me troppo poco spigoloso.
Io, intanto, torno a leggere le Cronachette.
I <3 Jamendo
1 Agosto 2009È nato un altro blog che suggerisce canzoni, dischi da scaricare e recensioni di opere rilasciate sotto licenza creative commons.
L’indirizzo è http://ilovejamendo.blogspot.com/
Da visitare, seguire per poi “Scaricare, ascoltare, diffondere” (altro che produci consuma crepa).
Ristampe - Teardrop Explodes – Kilimanjaro (1980)
21 Luglio 2009Mi trovo a scrivere una recensione piuttosto difficile. Infatti sto per parlare di un disco che conoscono in pochi. A dire la verità tanti dischi di cui ho scritto, magari in altre sedi, non erano noti al ‘grande pubblico’. Tuttavia i Teardrop Explodes da Liverpool, UK,(ed il loro carismatico leader Julian Cope), pur avendo inciso alcuni tra i più significativi brani della storia della musica, non sono un nome che gira così tanto. Oppure io non sono un campione statistico significativo, ma ho alcuni esempi a mio favore su questo argomento.
Fin qui la fuffa, ora le parole (se c’è distinzione…).

Kilimanjaro è il primo full-length dei TE. Splendido, stralunato, psichedelico. Sono tre aggettivi che mi vengono in mente per definirlo. Si parte fortissimo con ‘Ha Ha I’m drowning’, che inizia con una fanfara giocosa e allegra, per immergersi in una atmosfera misteriosa tracciata dalle tastiere e dalla voce di Julian. Sovente sventagliate di chitarra e di fiati sintetizzati vanno a colorare una splendida intro. Che ci conduce allo squilibrato ondeggiare di Sleeping Gas, dove troviamo una melodia che potrebbero aver composto i Pere Ubu a fare da tappeto ad un surreale call-and-response. Digressioni chitarra-synth intervengono a fermare il cantato di Cope, che incalza creando una tensione che non si stempera mai, se non alla fine quando piano e fiati si mescolano in un vortice di colori.
Treason si inserisce di diritto nella classifica delle melodie perfette. Esercizio pop ma anche canzone malinconica, cantato trascinante, già uscito prima della release dell’LP, fu uno dei brani che lanciò il gruppo sul finire dei 70s. Second head è un prototipo perfetto di arte dei TE: andamento incalzante nella strofa, dove tastiere e chitarra si rincorrono e si sovrappongono (neanche fossero state a lezione dai Television…al futuro un post sulla band di Tom Verlaine); impennata psichedelica nel ritornello, con Julian a prendere per le redini l’armonia e renderla un fluido continuo.
Poppies in the field è una delle gemme del disco. Suoni fluttuanti e ritmati sorreggono (come il lago di Tiberiade con Cristo) il canto distaccato. Intrusioni violente della chitarra contribuiscono ad aumentare la tensione di fondo, che si mantiene per tutto il brano, quasi un sogno che non è un incubo ma preoccupa per la sua stessa natura di sogno. Went Crazy si inserisce nel filone melodico-squilibrato dell’opera, e ci conduce verso il filotto che chiudeva la versione originale del disco.
Con Bouncing Babies veniamo presi a pugni da uno spettacolare duello voce-synth che si risolve senza vincenti (e lascia i ragazzi felici ecc…) per precipitare in un ancora più terribile e temibile ritornello senza un punto di arrivo.
Books ha un vortice lurido di synth e chitarre, vagamente orientaleggianti, che si ripropone più volte, con una voce quasi sguaiata ad annunciare ed esplodere nel ritornello. I temi orientali si ritrovano in ‘Thief of Bagdad’, dove le spirali dei synth accompagnano il sussuro e poi il lamento di Cope, dimesso e (quiet) disperato. Il manifesto del disco è, fin dal titolo, proprio ‘When I dream’, la lunga coda psichedelica (secondo i più classici stilemi dei 33 giri della seconda metà dei 60s). L’atmosfera è calma ma misteriosa, merito delle tastiere. Il canto è fatto di balbettii e declami, e tutto si spegne in una mescola di voci e strumenti che è a metà tra la catalessi e il piacere. Nei primi 2000 è uscita una ristampa, che comprende anche la tribale ‘Kilimanjaro’, ed alcune versioni alternative, più il baccanale di Sleeping Gas dal vivo, dove possiamo apprezzare la sfrontatezza di Cope e la vitalità estrema delle tastiere.
I Teardrop Explodes hanno saputo tratteggiare i sogni di una generazione all’inizio degli 80s. Gli universi creati dal loro pop psichedelico ed esuberante sono ‘ameni’ ma misteriosi, sintetici, con una tensione di fondo. E un rosario di versi ripetuti per non scegliere se continuare a muoversi nel mondo viscoso dei sogni o quello ancora peggiore della realtà.
copertina: da amazon.com
Il Giro d’Italia 2009. È finito.
2 Giugno 2009Quando finisce un Giro c’è sempre un po’ di malinconia. Quante pagine, quante previsioni, quante ‘rinascite’ e quante cadute sono state scritte, viste, preconizzate. Quello che rimane alla fine sono quattro maglie. Per quella rosa, anche la classifica generale - a mo’ di scusa.
Partiamo dalla fine.
Da tempo ho maturato l’idea che la tappa finale del Giro andrebbe corsa a Roma. Proprio come è stato fatto domenica. Una crono breve, percorsa tra monumenti e strade da brivido della città eterna. Ininfluente - più o meno - proprio come la passerella di Milano degli anni passati, ma spettacolare. Con annessa cerimonia ufficiale dal presidente della repubblica. Lo spazio c’è. I tempi pure: si finisce sempre a ridosso del 2 giugno, tra domeniche e ponti, potrebbe essere un esperimento da ripetere: magari non tutti gli anni.
E ora, il pagellone (in decimi)
Il Percorso: 7.5. In molti disprezzano questo giro anomalo. Personalmente a me è piaciuto tantissimo. Bergamo Alta, Cinque Terre, Vesuvio, San Luca, Monte Petrano. Tutti percorsi semplicemente stupendi che promuovono l’originalità del paesaggio italiano, permeato della storia del mondo. Dare dignità di grandi montagne agli Appennini è stata una mossa molto azzeccata. Le pecche: tappa del Blockhaus ridotta a distanze da cicloamatori, e lo sconfinamento in Austria francamente evitabile. La crono troppo lunga ha spaccato in due il giro (pur se vinta da quello più forte anche in salita). Nel complesso penso che la corsa, come al solito, la facciano i corridori. Così a chi si lamenta della mancanza di grandi montagne nell’ultima settimana suggerisco piuttosto di lamentarsi della scarsa fantasia dei ciclisti, che potevano approfittare di più di una occasione per qualche impresa. Mancano, forse, le gambe.
I corridori:
Menchov: 9. Il più forte a cronometro, il più forte in salita. Vince due tappe, e avrebbe vinto anche la terza a Roma, se non fosse caduto all’ombra del Colosseo. Resiste strenuamente a un lottatore come Danilo Di Luca, che dalla sua ha il tifo dell’Italia intera. Succede a quell’Alberto Contador (lui sì) che aveva vinto il Giro in maniera del tutto anonima, lottando contro avversari in forma e di tutto rispetto.
Di Luca: 8.5. In una lotta a due, c’è sempre un vincitore ed uno sconfitto. L’arcigno e spettacolare abruzzese sforna una prima settimana praticamente perfetta. Cede poi la maglia rosa nella crono, ma non rinuncia mai ai sogni di gloria nelle tappe successive. Gli mancano, forse, le gambe. Oppure semplicemente ha trovato avversari degni di questo nome. Rimane, in ogni caso, uno dei migliori interpreti della corsa rosa di questo lustro.
Boasson Hagen: 8.5. Al primo giro d’Italia si presenta con uno sprint per il 2o posto che stupisce tutti. Poi va a prendersi la tappa di Chiavenna, ed il giorno dopo completa la doppietta di squadra nella splendida Bergamo (dove vince Siutsou, voto 7). Infine, forse è sfuggito a tanti, conquista un 3 posto nella crono di Roma. Insomma, fa tutto quello che ci aspettavamo da Fabian Cancellara (voto: sigh…). Lo (li) aspettiamo alle prossime scadenze.
Sastre: 8. In un percorso che non lo favoriva, con un clima che non gli piace, porta a casa due tappe e un onorevole 4 posto. Complimenti al vincitore del Tour de France, che è venuto ad onorare il giro.
Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione ai suoi massimi livelli. Porta a casa una tappa, un terzo posto e i gradi di capitano della Liquigas. Probabilmente in tanti continueranno a ritenere Basso (voto: 7. Dopo due anni di inattività entrare nella Top 5 non è impresa da poco) il vero leader della squadra. Ma intanto la classifica dice che Pellizotti è arrivato più in alto.
Armstrong: 7. Giro anonimo, si direbbe. Ma calcolando che sono anni che non corre, che ha “l’età che ha” e che non era mai venuto al giro, disputa una corsa più che onorevole. E a mio avviso funge da catalizzatore per i media al giro. Personalmente lo ringrazio, anche se “Armstrong al giro 2009″ tutto sommato è una operazione che col ciclismo non ha moltissimo a che fare.
Cavendish: 8.5. Il velocista più forte del mondo, vince anche la palma di uomo più veloce del giro, battendo di una tappa AleJet. Supportato da una squadra a dir poco fenomenale, incute timore a tutto il gruppo nelle fasi finali delle tappe piane. Si ritira per preparare il tour, in bocca al lupo.
Petacchi: 8.5. Duella con Cavendish, vincendo due tappe. Poi si trasforma in gregario e aiuta Di Luca ogni volta che può. Uno dei migliori Giri della sua carriera.
Seeldrayers, Lokvist, Masciarelli: 7. I migliori giovani che abbiamo visto al giro. Il primo, maglia bianca finale. Il secondo, già maglia bianca e maglia rosa, il terzo, un possibile scalatore che potrà farci divertire.
Bertagnolli: 7. Vince una splendida, splendida tappa. Notoriamente il mio ciclista preferito, inserito in una squadra complicata (Simoni, voto 5.5, recita la parte del nonno rompiballe che crede ancora di comandare). Assolve i suoi compiti tattici alla perfezione, conferma di saper leggere le gare in maniera sensazionale (potrebbe rivelarsi, in futuro, un ottimo DS), si candida a uomo-squadra per il mondiale che verrà. Un giro da incorniciare.
Scarponi: 7.5. Mezzo voto in più del mio favorito, per le due tappe conquistate. Si butta intelligentemente nelle fughe giuste, e coglie i momenti buoni per piazzare le sue stoccate. L’eroe popolare di questo giro.
Serpa: 6.5. Nel caotico caravanserraglio allestito da Savio, alla fine viene fuori proprio il colombiano, che disputa un giro tutto sommato sufficiente, condito da una bella prestazione a cronometro e da alcuni discreti piazzamenti in altre tappe di montagna.
Bruseghin: 6.5. Salva la “corazzata” Lampre con un 10 posto nella generale. Tuttavia l’assenza della squadra in ogni momento clou della corsa è semplicemente desolante (a parte qualche iniziativa sparuta di Tiralongo, 6). E pensare che nelle fasi iniziali del giro Cunego (voto: sigh…) si buttava persino negli sprint. Mezzo punto in più per la simpatia proverbiale. Sua, e dei suoi tifosi.
Garzelli: 7. La sua maglia rosa (anno 2000) ormai è lontana diverse generazioni di ciclismi. Si ritaglia uno spazio portando a casa la maglia verde, e delle buone prestazioni a crono. Un giro più che onesto nella ottima carriera del varesino.
Qualche delusione (oltre a quelle già menzionate tra le altre pagelle):
Pozzato: Non ci siamo. Pozzato al giro ha l’aria di uno che ha sbagliato autobus.
Ignatiev: Non riesce ad incidere come al solito nelle fughe. Ci riproverà.
Visconti: Sembra voler cercare una sua dimensione. A mio avviso hanno poco senso le sue discrete prestazioni a crono. Mal supportato da una squadra che tatticamente fa acqua da tutte le parti. Speriamo non si perda.
Leipheimer, Rogers: Erano tra i grandi favoriti, uno fallisce l’obiettivo minimo del podio ed esce addirittura dalla top 5, come già gli capitò qualche anno fa al Tour sotto i colpi di Vinokourov. L’altro quello di convincere seriamente in una gara a tappe.
Alla fine è stato un Giro sicuramente migliore di quello dello scorso anno, impreziosito da alcune chicche (Roma, direzione del percorso), e condito da qualche pecca (riduzione tappe). Non sono d’accordo con quelli che disprezzano le polemiche, i fischi o cose del genere. Il tifo ci può stare. E se diventa un po’ volgare, o fastidioso, è sintomo di maggiore passionalità verso la corsa. E magari una bella rivalità come quelle dei vecchi tempi potrebbe dare nuova linfa mediatica allo sport più bello del mondo.
Milano.
17 Maggio 2009In altri tempi un titolo del genere, se corredato della tag ‘Giro’, significava ultima tappa. Atmosfera da ultimo giorno di scuola, champagne per la maglia rosa, e un pizzico di malinconia per tutti noi ciclofili.
Quest’anno Milano saluta il giro da semplice tappa. Tappa tra l’altro complicata, perche` il circuito sara` corso a tutta, ma probabilmentevedremo una bella volata nella quale si potranno infilare alcuni bravi corridori, approfittando del fatto che c’e` tanta stanchezza dopo tante salite. C’e` da dire che la prima settimana di giro finora non ha detto molto sulla corsa rosa di quest’anno:
- Il migliore interprete di questo Giro e` Danilo di Luca. Sembra essere l’unico ad aver capito che c’e` una cronometro nella quale i distacchi si conteranno con la clessidra. Cosi` la cosa migliore da fare era quella di recitare la parte dei protagonisti sulle Alpi, e vedere poi cosa succedera` dopo le Cinque Terre;
- Basso fino adesso e` rimasto molto coperto. Ha sbagliato pochissimo, ed e` riuscito anche ad evitare incidenti diplomatici col bizzoso Pellizotti. Se alla crono riuscira` a rifilare un minuto a Danilo Di Luca, ed a perdere meno di due minuti da Leipheimer e da Rogers, potrebbe vincerlo, questo giro. Lui che con gli Appennini ha un feeling particolare;
- Leipheimer ha attaccato nella tappa di Bergamo probabilmente per capire come Di Luca reagisca quando non ha piu` sotto controllo la situazione. Abbiamo viso un ottimo Horner che sembra non aver particolari problemi a fare da gregario. Popovych sembra abbastanza in forma. Armstrong, piu` passano i giorni e piu` fa paura. Se Levy tiene sugli Appennini, potrebbe prendere la Rosa dopo la crono e portarla fino a Roma.
- Rogers e la sua Columbia sono una squadra fantastica. Affiatati e pieni di campioni. Rogers intanto puo` fare la voce grossa alla cronometro. Lokvist e` gia` stato maglia rosa e finora tiene bene. Boasson Hagen e` un diamante che spero nessuno si sogni di sgrezzare verso particolari tipi di corridore. Lasciatecelo cosi`, per favore: un folletto che scatta, fugge, tenta la zampata, ed e` anche contento di sprintare per secondi o terzi posti. E poi c’e` sempre quello che e` il migliore sprinter in circolazione. Cavendish non ha ancora vinto una tappa. Ma abbiamo pochi dubbi che ce la fara` prima di arrivare all’ombra del colosseo.
- I bocciati sarebbero tanti, ma non vogliamo elencarli tutti. Ci basta puntare un po’ il dito su Damiano Cunego. Uno che nel 2004 altro che Boasson Hagen…ci sono tante tappe adatte a lui, speriamo bene. Il Principino puo` ancora dare tanto spettacolo.
- Una parola sul vincitore di ieri, Siustou. Che corridore! Bielorusso, gia` campione del mondo a Verona nel 2004, ieri vince in una maniera molto interessante.
Direi il migliore viatico, un corridore di uno stato giovane, semi-sconosciuto, per la tappa nella citta` piu` multietnica d’Italia. Milano e` una citta` senza fiori, senza verde, senza niente. Ma con la gente. Tanta gente. Speriamo si riversino tutti sulle strade del Giro.
