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Se il Vaticano c’entra poco o niente

Eccoci all’ennesimo pippone su ‘la laicità dello stato, i vaticani, i talebani e cose varie’.
E invece no. In tutto questo marasma il punto chiave, naturalmente IMHO, è un altro soggetto, non meno famigerato: Silvio Berlusconi.

L’attuale premier, di cui conosciamo il cursus honorum e - almeno io - riconosciamo la profondissima intelligenza politica, ieri si è reso protagonista dell’ennesima trovata ad effetto. Stavolta è stato il turno dello scontro istituzionale. Non vedo nulla di strano in ciò che è successo.

  • Berlusconi non ha un progetto politico ben definito, da anni. Bensì scese in politica per curare i propri interessi, essendo uno degli uomini più potenti d’Italia. La sua parabola è stata preparata nei minimi particolari fin dagli anni ‘80 quando ha costruito, sfruttando una congiunzione di eventi sostanzialmente irripetibile, la sua immagine di uomo vincente e rassicurante. Erano i primi anni della pubblicità sfruttata seriamente, dei primi sederi dimenati negli stacchi di drive-in, di Massimo Boldi che si candida con i socialisti, e a fine spot appariva la figura di Berlusconi (peccato non trovare quella sequenza - citation needed) come ‘il principale’. Un lento martellamento psicologico nei cervelli della gente, non ancora abituati ad essere sommersi dalle informazioni. La discesa in campo del 1994 è stata, a mio avviso, tutt’altro che improvvisa. Il problema è che in politica si deve avere, nella maggior parte dei casi, un progetto politico, ed è proprio quello che manca al nostro. O meglio, ne ha uno ma è strettamente personale.
  • L’individualismo è una politica interessante. La realizzazione personale come progetto di vita è una scelta condivisa da molti - direi tutti - e penso che il principio stesso di libertà passi attraverso questo termine, che troppo spesso è declinato con accezione negativa. Immagino che i molti - anche molto nobili - liberali che seguirono e seguono Silvio Berlusconi dal 1994 si siano lasciati convincere da questa sua caratteristica. Vedendo in lui uno che si muove per realizzare i propri interessi, probabilmente hanno pensato che - come propugna il metodo liberale - il progetto politico del nostro fosse quello di mettere ognuno nelle condizioni di realizzarsi. Se volete, una accezione appena più nobile del motto ‘Come è stato capace di fare i soldi lui, ci farà fare i soldi pure a noi’. Tuttavia non è stato così.  E sinceramente tutto questo si era capito benissimo già ai tempi della legislatura 2001-2006.
  • Ricordo un passo del più grande scrittore italiano (sempre IMHO) nel quale l’Innominato al culmine della sua tragedia personale, arriva all’estrema sintesi di tutti i suoi dubbi: “Voglio vederla… Eh! no… Sì, voglio vederla”. Le nostre passioni, le nostre indecisioni, i nostri errori, ci portano a comportamenti inconsueti. Silvio Berlusconi nel momento in cui ha capito che la maggior parte degli italiani non ha intenzione di condurre una battaglia per mantenere in vita la povera Eluana Englaro, decise sostanzialmente di lasciar perdere (qualche giorno fa, il giorno delle dichiarazioni di Fini). Salvo poi con un perfetto colpo di scena tornare con, nell’ordine:
  • Un decreto legge, nel quale il governo sostanzialmente prende il posto del parlamento;
  • Con una sorta di ‘fiducia’, con i ministri che quindi sostituiscono i parlamentari, anche se in realtà le dinamiche anche qui sarebbero state inverse (Berlusconi avrebbe richiesto un passo indietro agli eventuali ministri contrari. Sul caso è interessante la figura e la posizione della Prestigiacomo);
  • Tutto questo mentre si svolge un dibattito altrettanto importante (chi ha detto ‘medici che denunciano i clandestini’?);
  • Tra l’altro nel resto del mondo i governi si occupano di tutt’altro.
  • Dove voglio arrivare? L’abbassare i toni per spegnere la tensione, per poi uscire allo scoperto violentemente è una tecnica utilizzata spesso dal nostro, quindi non mi stupisco. In questo momento egli punta ad assumere sempre più poteri e gioca la battaglia su diversi fronti:
  • Deve vincere le elezioni in Sardegna;
  • Deve tenere buona la parte più importante della sua coalizione (la lega);
  • Deve riuscire a tenere a galla la fiducia che gli italiani ripongono incondizionatamente in lui;
  • È sostanzialmente incapace, sia per scarso interesse, sia per scarsissima qualita dei suoi collaboratori, di affrontare argomenti di respiro più ampio e rischia di perdere consenso se ci si avventura.
    • In tutto questo un colpo ad effetto gli è servito per sviare alcuni dibattiti e rilanciare la sua personale immagine che da qualche settimana, a livello nazionale, si era un po’ defilato. Ha trovato una buona sponda nelle istanze Vaticane (loro malgrado, a mio avviso) e le ha utilizzate. E aspettiamo i prossimi atti della commedia, in un paese nel quale le libertà - ovvero i Principi - sono sempre più ridotte al lumicino.

    9 Commenti a “Se il Vaticano c’entra poco o niente”

    1. orevoinonek scrive:

      Thank you!

    2. gunther scrive:

      Anzitutto complimenti per il blog!
      Per l’articolo, condivido in pieno e rilancio con una domanda: la radice vera del problema, dove sta? Nella spina nel fianco di questo paese, che annebbia la mente del popolo allo scopo del profitto e del potere (il Vaticano)? Nella persona che domina la politica, annebbia la mente del popolo (pensate alle tv) allo scopo del profitto e del potere (Berlusconi)?
      O nella gente che sostiene non i principi di Cristo ma la chiesa opulenta, o in quelli che votano quel filibustiere?

      Come, come risvegliare la coscienza del popolo?

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