Sto aspettando il "Governissimo" per una serie di motivi. Il primo e più importante è che avremo tutta una serie di editoriali dai titoli stuzzicanti, inclusi quelli che iniziano con "se". Se-guono esempi:
- Se il Governissimo sembra un governicchio;
- Se il Governissimo deve fare il cattivo;
- Governissimo o pateracchio?
- Se Obama tifa per il Governissimo;
- Governissimo, fortissimo, pianissimo;
- LCdM all'appuntamento col Governissimo;
- eccetera
In ogni caso, è sempre tempo di fantapolitica, nei momenti in cui il governo (senza superlativi) che abbiamo scricchiola. E allora via alle ipotesi: dalle quasi-credibili, alle quasi-ucronie.
Prendiamo come buona, per un attimo la tesi di Pannella: Berlusconi non è il primo uomo della Seconda Repubblica, bensì l'ultimo prodotto della prima. Tralasciamo un istante l'insieme farraginoso di concetti con i quali il buon Marco condisce questa affermazione (deconvoluti di tanto in tanto solo dal genio - e dagli scatarri - di Massimo "Il direttore" Bordin).
Scrissi che la sfida del 1993 tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini aveva in se tante caratteristiche di quella che sarebbe dovuta diventare, di lì a poco, la Seconda Repubblica. Due coalizioni: di quà i progressisti, di là i conservatori. Con un occhiolino all'alternanza, ai doppi turni, ai ballottaggi, e allo splendido maggioritario a collegio uninominale che qualche mese dopo avrebbe - per la prima volta - consegnato il paese ad un governo di destra, guidato da un Berlusconi estremamente diverso, quello, dall'attuale.
Rutelli, sindaco in motorino, proveniente da una cultura di sinistra extra-partitocratica, arrivava da fuori la melma nella quale rimestavano le classi dirigenti dei comunisti, socialisti e democristiani. Il buon Francesco fu il vincitore netto della sfida.
Ma a uscire vincente fu anche Gianfranco Fini. Che prese le mosse da una realtà politica estremamente significativa, e la portò fuori dal ghetto nel quale era confinata da archi costituzionali e tutto il resto. L'ultimo leader del Movimento Sociale, raccolse dalla sconfitta una legittimazione ed un riconoscimento fino ad allora impensabili. I frutti verranno più tardi, quando gli ex-MSI parteciperanno al governo Berlusconi I (che aveva, tanto per rimacare la differenza col Berlusconi odierno, Antonio Martino alla difesa e Biondi alla giustizia).
In ogni caso: dopo varie vicende, Rutelli e Fini per un motivo o per un altro non sono più riusciti a portare avanti i propri progetti.
Il primo, di scuola radicale, ha da anni in mente una sinistra diversa. I suoi concetti li aveva buttati giù, con discreto successo, a Roma. Poi, dopo la sconfitta del 2001 gli è mancato il nerbo per reggere la carretta (che non si tira certo col pane e la cicoria), ed è andato a ricercarlo tra le spalle larghe dei poteri forti. Ogni tanto ha ancora qualche sussulto, ma stenta e non sa quasi più come muoversi.
Il secondo, la scuola radicale sembra la stia conoscendo adesso. Stretta, pare, la sua collaborazione con
Benedetto Della Vedova, che è uno dei tanti cervelli in fuga da largo Argentina e dagli scioperi della fame. L'ex leader di AN rimane ingabbiato in una posizione istituzionale che tronca braccia e gambe, ma evidentemente non il cervello, nè la bocca (chi non ricorda, tra l'altro,
le lunghe interviste di Bertinotti?). Il presidente della camera non ha abbandonato il suo progetto di una destra costituzionale, repubblicana e, ultimamente, laica e (a tratti) libertaria. Tuttavia una serie di cose ne hanno minato la credibilità : passare dalle "
comiche finali" al carro del vincitore non è sintomo di coerenza, nè di forza. Tuttavia ha dalla sua una serie di politici intraprendenti attorno a lui (qualche nome? Fabio Granata, Alessandro Campi, Flavia Perina e,in misura minore, Giorgia Meloni), una fondazione (FareFuturo) e mezza (
Libertiamo, uno dei più interessanti think-tank che girano in rete).
Poi c'è
Montezemolo. Uno che ha ancora una immagine intatta di vincente ed intraprendente. Attorno a lui sembrano raccogliersi personalità di altissimo livello come
Andrea Romano (già autore dello splendido "Compagni di Scuola"). Francesco Costa è stato
attento cronista delle vicende di Italia Futura. Coinvolta, tra i tanti, anche la bravissima
Irene Tinagli, che è stata lasciata andare via dal PD senza che si muovesse una foglia.
La Seconda Repubblica scalpita per calciare via la Prima, che anche nelle sue forme più estreme sembra non rassegnarsi alla sua obsolescenza. Tutti quelli che hanno in mente la transizione, da soli non riescono a portarla a termine, per incapacità , inesperienza, insufficienza. Fosse che l'unica maniera per realizzarla sia quello di unire le forze soprassedendo sulle divergenze?
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