Tempo fa scrissi che mi era dispiaciuto il cambio di formato (e di contenuti) de “Il Riformista”: da antipatico scartafaccio di approfondimento quotidiano per apolidi di sinistra a noioso malloppone per dalemiani anti-antiberlusconiani. Le mie speranze si riversavano su Europa. In parte sono state ripagate: belle lettere di Pannella, temi introdotti da Francesco Rutelli, Roberto Giachetti; una rubrica di Mario Adinolfi, sporadici contributi di Giulia Innocenzi, e gli editoriali nè sangue, nè merda ma ricchi di contenuti di Stefano Menichini, titolare di un ottimo blog. Manca, forse, il contributo di chi detiene il potere nel PD (correntone, più o meno), che preferisce distribuirsi tra Unità e Repubblica.
Se la Repubblica ultimamente si esercita in una riproposizione appena edulcorata del Travaglismo, con le sue diecidomande, con le quali si è cercata la spallata (salvo aver ottenuto, nella migliore delle ipotesi, delle carezze e qualche punto percentuale in più a dipietro e a lega), il giornale fondato da Gramsci è un disastro totale. All’acquisto (1 €) ci viene recapitata una versione radical-chic dei comuni giornali free-press. Per dire, Epolis svolgeva già la funzione di gratuito quotidiano di approfondimento, con gli occasionali esercizi di stile di Pietro Folena (già reggente, all’epoca) e le lunghe digressioni sulla politica nostrana.
Ieri era lunedì. Come al solito ho acquistato “Il Foglio” che nella sua uscita post-domenicale è IL giornale di approfondimento per eccellenza. Gli editoriali sempre ricchi di spunti, i contributi di firme di prima grandezza, le rubriche spassose ma intelligenti, le vignette dell’immenso Vincino, fanno dell’instant-quotidiano una sorta di Wired a cadenza settimanale e appena più snob.
Sarà mai possibile avere una cosa del genere per chi neo-conservatore non è? Potremo prima o poi avere il piacere di leggere un editoriale ficcante e ben congegnato come quelli dell’elefantino che si esprime tuttavia a favore dell’aborto. O, chessò. ascoltare qualcuno che invece di incensare le mosse del governo, ne possa contrappuntare gli errori senza cadere nell’ironia che ha contribuito a far lievitare i voti del centrodestra?
Noi apolidi, che sappiamo dirvi in ogni caso ciò che siamo, ciò che vorremmo sarebbero quattro, al massimo otto pagine di idee, approfondimenti, magari antipatici e spiazzanti, con un po’ di coraggio e molto progressismo (nella sua accezione migliore). Europa ci va vicino, forse, ma è ancora secondo me troppo poco spigoloso.
Io, intanto, torno a leggere le Cronachette.