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Archivio di Agosto 2009

Leipzig day #6 - Coffeeshop Company _is_better_than_ starbucks

Martedì 18 Agosto 2009

Giusto una puntatina per un endorsement…se vi trovate in Germania cercate questo logo:

Logo

avrete svariati tipi di caffè, tè e dolci vari, un’otttima selezione di frullati (il mio preferito è quello alla pesca) più una connessione wireless pronta per voi, senza inutili messaggini da ricevere sul cellulare.

Leipzig #1

Venerdì 14 Agosto 2009

Disclaimer: Il “giorno 1″ del titolo non sottintende necessariamente che scriverò sistematicamente nel corso del mio soggiorno in Crucchia.

2009-08-13 09:24:05

Cosa c’è a nord della provincia autonoma? Un’altra provincia autonoma.

Partendo da Trento e risalendo il corso dell’Adige, il paesaggio immediatamente prossimo al treno è piuttosto noioso: uva, uva e ancora uva. Probabilmente è questo il motivo per il quale all’entrata dell’Alto Adige c’è una diramazione che si chiama strada del vino. Arrivati a Bolzano, si deve scegliere: a sinistra si prosegue con l’Adige, e si arriva a Merano. A destra invece si costeggia l’Isarco e si va verso Bressanone. La strada per il passo del Brennero è proprio questa.

Ho scoperto chi ha raccolto la pesante eredità storica dei Lanzichenecchi. Un gruppo di ragazzine scout probabilmente altoatesine (parlano tedesco) salgono a Bolzano e assaltano la mia carrozza. Prima mossa: salire con gli scarponcini luridi sui sedili per piazzare gli altrettanto luridi zaini negli scompartimenti sopra le nostre teste.
“A naso” non toccano acqua da un paio di giorni.

Le procedure per la loro colazione sono nell’ordine:

  • estrarre coltellini con lame da 15 cm, legati in vita alle loro gonnone con improvvisate cordicelle: una versione DIY dei nodi fedesperanzaeccarità;
  • tirare fuori improbabili pagnotte stantie, poggiarle senza alcun tipo di precauzione (saranno mica papagirlz?) sui banchetti del treno e tagliarle in fette clamorose sbriciolando dappertutto;
  • spalmare generosissime dosi di nutkao sulle fette di cui sopra inzaccherando l’ambiente circostante;
  • mangiare;
  • una volta terminato il barattolo di nutella tirare fuori nonsodadove quelle mortadelline intere incellophanate da 400 gr, tagliare (sempre sul tavolino, sempre senza manco uno straccetto sotto) fette spesse da far imbarazzare anche i norcini più incalliti;
  • mangiare queste fette così on-the-fly;
  • alla fine di tutto questo osservare le briciole sui tavolini, guardarsi tra di loro per 2 interminabili secondi, e sgomberare i ripiani buttando tutto per terra.

Io, per intanto, riapro i promessi sposi. Come si dice in tedesco “dagli all’untore?”

2009-08-13 16:05:08

Se mi avessero detto che avrei viaggiato a bordo di una hall di albergo, avrei faticato a crederci. Il treno 1664 invece sembra proprio questo. Silenziosissimo anche se si lancia a 230 all’ora tra Turingia e Sassonia, con interni in fintolegno molto accoglienti, sedie comode e poggiatesta morbidi. E soprattutto una serie di informazioni distribuite su schermi digitali, ch epermettono di comprendere cosa sta succedendo: dove siamo, che ore sono, qual è la prossima destinazione, l’arrivo previsto. Di tanto in tanto un riassunto generale del viaggio in corso. Soventi puntate del capotreno (tedesco/inglese, a differenza dell’Austria, nella quale il capotreno parlava esclusivamente in tedesco) che ci ricorda dove stiamo andando, e quello che potremo fare una volta scesi dal treno (autobus ed eventuali treni locali. Insomma: tutto quello che ci si aspetta da un servizio pubblico di seconda classe.
Arrivo fra due ore abbondanti.

2009-08-14 16:42:30

Update: arrivato e tutto. Talk interessanti. Non funzia la wireless. Solo ad alcuni. Sob.
alfuturo

Jonathan Coe – La banda dei brocchi (titolo originale: The Rotters Club) [Seconda Ristampa]

Domenica 9 Agosto 2009
È singolare notare che il post che in assoluto conquistò più successi nella vecchia versione del blog non sia stato ristampato qui. Tra l’altro già quella versione era ristampata da un altro sito. Insomma: chi mi segue questa recensione l’ha letta e riletta. Spero abbiate fatto lo stesso anche con il libro.
Un post su uno scrittore del calibro di Jonathan Coe è un’azzardo. Prendetelo come un umile omaggio, e una specie di regalo per il barbarico re, che so per certo essere appassionato.La recensione, anche in questo caso, è vetusta, già pubblicata sul sito degli studenti di Fisica. Per chi se la fosse persa lì, per chi non avesse intenzione di andare su ħ.org, per chi è un collezionista dei miei scritti e non si fa scappare neanche le ‘ristampe’, ecco cosa penso del romanzo ‘La banda dei brocchi’:

Prima di leggere un’opera di un autore UK sono sempre carico di pregiudizi. Specie se contemplo una copertina dove troneggia l’immancabile Union Jack (della quale si abusa quasi come della bandiera della pace), terreno dove incedono sgangherati dei ragazzotti jeans e camicia a maniche corte, e già mi sembra di scorrere pagine tutte musica pop (o peggio, finto-rock) e iniziazioni varie.
Promemoria: diffidare delle copertine. Anzi, foderare i libri che si acquistano, specie se “Economica Feltrinelli”.
Dove collocheremmo l’opera nella nostra brava biblioteca ideale? In mezzo ai romanzi di formazione, certo. Ma più che accanto ad un “Giovane Holden”, “La banda dei brocchi” preferisce ritagliarsi uno spazio, infinitesimo per carità, tra un Joyce ed un Proust, se non altro perchè i suddetti mostri sacri scrissero di giovani dai grossi turbamenti interiori e dallo sguardo perennemente perso nel vuoto. L’amore di Coe per il Maestro irlandese, tra l’altro, si svela nell’ultimo capitolo senza tanti giri di parole. Anzi: proprio con i tanti giri di parole che compongono lo splendido flusso di coscienza del personaggio più protagonista della storia.
In “La banda dei brocchi” ci sono tutti gli anni ‘70 (neanche fosse un vino Galassi). Li scorriamo attraverso gli occhi di diversi personaggi.
Un eroe locale che nel suo piccolo sembrava aver cambiato il mondo con gli scioperi, che si risveglia sanguinante per una manganellata, negli oscuri 80s dove la Thatcher spegne i residui delle fiamme socialiste.
Un artista-da-giovane, Benjamin, forse protagonista, nel quale si mescolano tante trame: il passaggio dal progressive al punk, dalla scuola al lavoro, da una società di bianchi alla multiculturalità, dalla terra al cielo nel volo di un palloncino.O, se preferite, con la perdita della verginità.
E ancora, gli sguardi persi ed innamorati delle donne, che vivono bene, o meno serenamente, la liberazione sessuale, la condizione di amanti, lo stare in una società che ancora le confina a casalinghe che si lasciano ammaliare dal potere delle parole di qualche sedicente intellettuale.
Ma “La banda dei brocchi” è, innanzitutto, un romanzo di situazioni. E come non esserlo, se si seguono le orme di Joyce. Il passaggio dalla società idealistica dei 70s al riflusso degli ottanta è scritto tutto nella pernacchia di un conducente d’autobus ad un vanesio professore di storia dell’arte.

Ancora riguardo ai quotidiani

Martedì 4 Agosto 2009

Tempo fa scrissi che mi era dispiaciuto il cambio di formato (e di contenuti) de “Il Riformista”: da antipatico scartafaccio di approfondimento quotidiano per apolidi di sinistra a noioso malloppone per dalemiani anti-antiberlusconiani. Le mie speranze si riversavano su Europa. In parte sono state ripagate: belle lettere di Pannella, temi introdotti da Francesco Rutelli, Roberto Giachetti; una rubrica di Mario Adinolfi, sporadici contributi di Giulia Innocenzi, e gli editoriali nè sangue, nè merda ma ricchi di contenuti di Stefano Menichini, titolare di un ottimo blog. Manca, forse, il contributo di chi detiene il potere nel PD (correntone, più o meno), che preferisce distribuirsi tra Unità e Repubblica.

Se la Repubblica ultimamente si esercita in una riproposizione appena edulcorata del Travaglismo, con le sue diecidomande, con le quali si è cercata la spallata (salvo aver ottenuto, nella migliore delle ipotesi, delle carezze e qualche punto percentuale in più a dipietro e a lega), il  giornale fondato da Gramsci è un disastro totale. All’acquisto (1 €) ci viene recapitata una versione radical-chic dei comuni giornali free-press. Per dire, Epolis svolgeva già la funzione di gratuito quotidiano di approfondimento, con gli occasionali esercizi di stile di Pietro Folena (già reggente, all’epoca) e le lunghe digressioni sulla politica nostrana.

Ieri era lunedì. Come al solito ho acquistato “Il Foglio” che nella sua uscita post-domenicale è IL giornale di approfondimento per eccellenza. Gli editoriali sempre ricchi di spunti, i contributi di firme di prima grandezza, le rubriche spassose ma intelligenti, le vignette dell’immenso Vincino, fanno dell’instant-quotidiano una sorta di Wired a cadenza settimanale e appena più snob.

Sarà mai possibile avere una cosa del genere per chi neo-conservatore non è? Potremo prima o poi avere il piacere di leggere un editoriale ficcante e ben congegnato come quelli dell’elefantino che si esprime tuttavia a favore dell’aborto. O, chessò. ascoltare qualcuno che invece di incensare le mosse del governo, ne possa contrappuntare gli errori senza cadere nell’ironia che ha contribuito a far lievitare i voti del centrodestra?

Noi apolidi, che sappiamo dirvi in ogni caso ciò che siamo, ciò che vorremmo sarebbero quattro, al massimo otto pagine di idee, approfondimenti, magari antipatici e spiazzanti, con un po’ di coraggio e molto progressismo (nella sua accezione migliore). Europa ci va vicino, forse, ma è ancora secondo me troppo poco spigoloso.
Io, intanto, torno a leggere le Cronachette.

I <3 Jamendo

Sabato 1 Agosto 2009

È nato un altro blog che suggerisce canzoni, dischi da scaricare e recensioni di opere rilasciate sotto licenza creative commons.

L’indirizzo è http://ilovejamendo.blogspot.com/

Da visitare, seguire per poi “Scaricare, ascoltare, diffondere” (altro che produci consuma crepa).