Il Giro d’Italia 2009. È finito.
Martedì 2 Giugno 2009Quando finisce un Giro c’è sempre un po’ di malinconia. Quante pagine, quante previsioni, quante ‘rinascite’ e quante cadute sono state scritte, viste, preconizzate. Quello che rimane alla fine sono quattro maglie. Per quella rosa, anche la classifica generale - a mo’ di scusa.
Partiamo dalla fine.
Da tempo ho maturato l’idea che la tappa finale del Giro andrebbe corsa a Roma. Proprio come è stato fatto domenica. Una crono breve, percorsa tra monumenti e strade da brivido della città eterna. Ininfluente - più o meno - proprio come la passerella di Milano degli anni passati, ma spettacolare. Con annessa cerimonia ufficiale dal presidente della repubblica. Lo spazio c’è. I tempi pure: si finisce sempre a ridosso del 2 giugno, tra domeniche e ponti, potrebbe essere un esperimento da ripetere: magari non tutti gli anni.
E ora, il pagellone (in decimi)
Il Percorso: 7.5. In molti disprezzano questo giro anomalo. Personalmente a me è piaciuto tantissimo. Bergamo Alta, Cinque Terre, Vesuvio, San Luca, Monte Petrano. Tutti percorsi semplicemente stupendi che promuovono l’originalità del paesaggio italiano, permeato della storia del mondo. Dare dignità di grandi montagne agli Appennini è stata una mossa molto azzeccata. Le pecche: tappa del Blockhaus ridotta a distanze da cicloamatori, e lo sconfinamento in Austria francamente evitabile. La crono troppo lunga ha spaccato in due il giro (pur se vinta da quello più forte anche in salita). Nel complesso penso che la corsa, come al solito, la facciano i corridori. Così a chi si lamenta della mancanza di grandi montagne nell’ultima settimana suggerisco piuttosto di lamentarsi della scarsa fantasia dei ciclisti, che potevano approfittare di più di una occasione per qualche impresa. Mancano, forse, le gambe.
I corridori:
Menchov: 9. Il più forte a cronometro, il più forte in salita. Vince due tappe, e avrebbe vinto anche la terza a Roma, se non fosse caduto all’ombra del Colosseo. Resiste strenuamente a un lottatore come Danilo Di Luca, che dalla sua ha il tifo dell’Italia intera. Succede a quell’Alberto Contador (lui sì) che aveva vinto il Giro in maniera del tutto anonima, lottando contro avversari in forma e di tutto rispetto.
Di Luca: 8.5. In una lotta a due, c’è sempre un vincitore ed uno sconfitto. L’arcigno e spettacolare abruzzese sforna una prima settimana praticamente perfetta. Cede poi la maglia rosa nella crono, ma non rinuncia mai ai sogni di gloria nelle tappe successive. Gli mancano, forse, le gambe. Oppure semplicemente ha trovato avversari degni di questo nome. Rimane, in ogni caso, uno dei migliori interpreti della corsa rosa di questo lustro.
Boasson Hagen: 8.5. Al primo giro d’Italia si presenta con uno sprint per il 2o posto che stupisce tutti. Poi va a prendersi la tappa di Chiavenna, ed il giorno dopo completa la doppietta di squadra nella splendida Bergamo (dove vince Siutsou, voto 7). Infine, forse è sfuggito a tanti, conquista un 3 posto nella crono di Roma. Insomma, fa tutto quello che ci aspettavamo da Fabian Cancellara (voto: sigh…). Lo (li) aspettiamo alle prossime scadenze.
Sastre: 8. In un percorso che non lo favoriva, con un clima che non gli piace, porta a casa due tappe e un onorevole 4 posto. Complimenti al vincitore del Tour de France, che è venuto ad onorare il giro.
Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione ai suoi massimi livelli. Porta a casa una tappa, un terzo posto e i gradi di capitano della Liquigas. Probabilmente in tanti continueranno a ritenere Basso (voto: 7. Dopo due anni di inattività entrare nella Top 5 non è impresa da poco) il vero leader della squadra. Ma intanto la classifica dice che Pellizotti è arrivato più in alto.
Armstrong: 7. Giro anonimo, si direbbe. Ma calcolando che sono anni che non corre, che ha “l’età che ha” e che non era mai venuto al giro, disputa una corsa più che onorevole. E a mio avviso funge da catalizzatore per i media al giro. Personalmente lo ringrazio, anche se “Armstrong al giro 2009″ tutto sommato è una operazione che col ciclismo non ha moltissimo a che fare.
Cavendish: 8.5. Il velocista più forte del mondo, vince anche la palma di uomo più veloce del giro, battendo di una tappa AleJet. Supportato da una squadra a dir poco fenomenale, incute timore a tutto il gruppo nelle fasi finali delle tappe piane. Si ritira per preparare il tour, in bocca al lupo.
Petacchi: 8.5. Duella con Cavendish, vincendo due tappe. Poi si trasforma in gregario e aiuta Di Luca ogni volta che può. Uno dei migliori Giri della sua carriera.
Seeldrayers, Lokvist, Masciarelli: 7. I migliori giovani che abbiamo visto al giro. Il primo, maglia bianca finale. Il secondo, già maglia bianca e maglia rosa, il terzo, un possibile scalatore che potrà farci divertire.
Bertagnolli: 7. Vince una splendida, splendida tappa. Notoriamente il mio ciclista preferito, inserito in una squadra complicata (Simoni, voto 5.5, recita la parte del nonno rompiballe che crede ancora di comandare). Assolve i suoi compiti tattici alla perfezione, conferma di saper leggere le gare in maniera sensazionale (potrebbe rivelarsi, in futuro, un ottimo DS), si candida a uomo-squadra per il mondiale che verrà . Un giro da incorniciare.
Scarponi: 7.5. Mezzo voto in più del mio favorito, per le due tappe conquistate. Si butta intelligentemente nelle fughe giuste, e coglie i momenti buoni per piazzare le sue stoccate. L’eroe popolare di questo giro.
Serpa: 6.5. Nel caotico caravanserraglio allestito da Savio, alla fine viene fuori proprio il colombiano, che disputa un giro tutto sommato sufficiente, condito da una bella prestazione a cronometro e da alcuni discreti piazzamenti in altre tappe di montagna.
Bruseghin: 6.5. Salva la “corazzata” Lampre con un 10 posto nella generale. Tuttavia l’assenza della squadra in ogni momento clou della corsa è semplicemente desolante (a parte qualche iniziativa sparuta di Tiralongo, 6). E pensare che nelle fasi iniziali del giro Cunego (voto: sigh…) si buttava persino negli sprint. Mezzo punto in più per la simpatia proverbiale. Sua, e dei suoi tifosi.
Garzelli: 7. La sua maglia rosa (anno 2000) ormai è lontana diverse generazioni di ciclismi. Si ritaglia uno spazio portando a casa la maglia verde, e delle buone prestazioni a crono. Un giro più che onesto nella ottima carriera del varesino.
Qualche delusione (oltre a quelle già menzionate tra le altre pagelle):
Pozzato: Non ci siamo. Pozzato al giro ha l’aria di uno che ha sbagliato autobus.
Ignatiev: Non riesce ad incidere come al solito nelle fughe. Ci riproverà .
Visconti: Sembra voler cercare una sua dimensione. A mio avviso hanno poco senso le sue discrete prestazioni a crono. Mal supportato da una squadra che tatticamente fa acqua da tutte le parti. Speriamo non si perda.
Leipheimer, Rogers: Erano tra i grandi favoriti, uno fallisce l’obiettivo minimo del podio ed esce addirittura dalla top 5, come già gli capitò qualche anno fa al Tour sotto i colpi di Vinokourov. L’altro quello di convincere seriamente in una gara a tappe.
Alla fine è stato un Giro sicuramente migliore di quello dello scorso anno, impreziosito da alcune chicche (Roma, direzione del percorso), e condito da qualche pecca (riduzione tappe). Non sono d’accordo con quelli che disprezzano le polemiche, i fischi o cose del genere. Il tifo ci può stare. E se diventa un po’ volgare, o fastidioso, è sintomo di maggiore passionalità verso la corsa. E magari una bella rivalità come quelle dei vecchi tempi potrebbe dare nuova linfa mediatica allo sport più bello del mondo.