Eccoci di nuovo alle prese con il fenomeno Jamendo. Il disco in questione viene dalla Polonia, loro si chiamano Usta, e suonano una indefinibile musica fatta di ritmo, sonorità sghembe, e stati d’animo contrastanti.
L’opera parte (diciamo che si avvia…) con la cantilena BaÅ„ka mydlana (Bolla di sapone: uwaga, uwaga! pÄ™kÅ‚a baÅ„ka mydlana = attenzione, attenzione! la bolla di sapone si e’ rotta/e’ scoppiata). Bozzetto simpatico, ridanciano, basato sull’incedere sommesso del basso sul quale viene calato, sovente, un bel giro di fiati, tanto ingenuo quanto efficace, che si esalta negli innesti durante quello che possiamo chiamare ritornello. A complemento di tutto la voce - sussurata - che ripete incessantemente le parole del titolo.
A questo incipit ‘zoppettante’ risponde subito la successiva CDQ, con un riff di organo da famiglia Addams, e una voce stavolta stizzita, ma pur sempre svogliata.
Nota: gli Usta cantano in polacco, questo un po’ a testimoniare quanto valore il sottoscritto assegni al testo di una canzone.
Il lamento della voce si trasforma in nenia straziata sempre più insopportabile all’avvicinarsi alla fine del brano, e la successiva Nerwy(Nervi) arriva a mo’ di liberazione. Infatti parte sommessa, tra un giro di pianoforte elettronico e un clic che sembra tamburellato su un barattolo di latta. Fa tutto la voce: costruisce la melodia e ci conduce all’apertura del ritornello (…autostrada?). Il brano si sviluppa via via così, con la voce che funge da maestro di cerimonia, barcamenandosi tra episodi di xilofono e tracimando nel ritornello ‘caldo buono’.
Di tutt’altro tono è KiedyÅ› wszystko byÅ‚o prostsze(Un tempo fa tutto era piu’ facile). Con un mood da synth-pop adulto (Visage?), al voce appena filtrata snocciola un suo rosario, su un tappeto di elettronica, interrotta di quando in quando da sprazzi più ritmati - e claustrofobici - che sembrano invece ricollezionare una certa musica cosmica dei seventies.
La traccia 5 - Disco forever si apre con un riff spettrale, orrorifico, che farebbe paura ai VNV nation (o - perchè no? - ai Pornophonique). E proprio di una canzone EBM si tratta. incedere incalzante basso-synth-batteria, con inserti fatti di giri venefici di organo. Su tutti il cantante che raglia - pare - con un occhio di fuori, contorcendosi per chissà quale visione, a formare un quadretto che non sfigurerebbe nelle discoteche più alternative della Berlino Est.
Per fortuna Dwa dni (Due Giorni) ci riconduce ad un clima più intimo, con un bell’intreccio di piano elettrico, ritmica “spazzolata” e voce che viene dall’altra stanza, quasi a voler dare una lezione definitiva ai - sedicenti - maestri della pugnetta alternativa su come suonare musica in maniera davvero originale.
Superuser è un comicissimo divertissement che parte con uno scambio piano-clarino da saloon, e prosegue sempre più convinto ed incalzante, sul quale si inserisce una risata grassa e divertita (quasi ad omaggiare il cabaret Zappiano, che fa comunque capolino in tutti i brani, e sembra essere la vera fonte di ispirazione degli Usta). D’un tratto la risata si blocca, l’atmosfera si fa cupa e incalzante, e la voce si incattivisce ad impartire ordini, per poi di nuovo risprofondare nella risata.
Tego nie ma (Questo non c’è) riprende ed amplia i concetti tratteggiati in ‘Disco Forever’, sviluppandoli però verso obiettivi diversi. Il riff di organo sintetico rimane spettrale, accompagnato addirittura da un grappolo di note di pianoforte da film horror. Eppure tutto si risolve in un ritornello quasi rassicurante, che mantiene alto il ritmo con serenità , arrischiando addirittura un campionamento della voce.
Obroty jaÅ‚owe (Giri a vuoto) è la ballata piovosa di questi anni ‘10 (sapete, da otto anni è iniziato un nuovo secolo): base intimista, arpeggio di piano, rumori di contrabbasso e fiati caldi per un quadretto impressionista di depressioni in fase calante.
BaÅ„ka mydlana (update) è invece la riedizione in chiave ballabile della prima Banka Mydlana, e Stacja (Stazione) è la - forse evitabile - improvvisazione che chiude il disco. L’archetipo è sempre quella ‘a saucerful of secrets’ di quarant’anni prima. Si parte ex-abrupto con una sfiatata che a noi ricorda i Quintorigo più ispirati, ma le stesse Mothers of Invention non si sentirebbero - per una volta - sminuite dal paragone. Nella lunga digressione trovano spazio tanti topos: dal Sentimental Journey dei Pere Ubu, ai momenti più sognanti dei Television, ai ‘Sunny side up’ dei Pink Floyd. Tutto sommato, una interessante conclusione, pur se dilatata. Di sicuro impatto dal vivo.
In sostanza quella degli Usta è musica totally XXI century. Con un combo che farebbe arrossire gli Architecture in Helsinki, e brani che sono una poltiglia eterogenea situazioni sonore, Pierwszy pocałunek entra di diritto nella top ten di dischi da ascoltare, e Disco Forever che va aggiunta alla nostra compilation per il Jamendo - Party.