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Archivio di Novembre 2008

Modello Trento?

Domenica 16 Novembre 2008

Il piddì ha vinto una elezione. La tornata elettorale per la Provincia Autonoma di Trento si è conclusa con la vittoria di Lorenzo Dellai, quarantanovenne presidente uscente. Navigato politico trentino, il Dellai ha radunato una coalizione molto compatta e ha battuto di 20 (venti) punti percentuali lo sfidante Sergio Divina, leghista, che invece aveva l’appoggio del PDL e di altri partiti. Le ragioni della vittoria sono molteplici. Quello che è certo è che:

Dellai non ha vinto a causa dell’alleanza con l’UDC

Ma come? Tutti a benedire lo sfondamento al centro, le ‘alleanze di nuovo conio’, il patto tra moderati, Rutelli che tra un po’ arriverà a fare l’occhietto in pubblico a Casini (Binetti permettendo) e Cesa che si affranca dal suo naturale aplomb (leggi: faccia addormentata) per congratularsi con Lorenzone?

Prima di tutto vorrei elencare alcune considerazioni sul Trentino in generale, che ho avuto modo di maturare negli anni e ancor più negli ultimi giorni:

  • Il Trentino non potrà mai essere preso come modello per il resto d’Italia, semplicemente perchè è una realtà totalmente a sè, con delle caratteristiche talmente peculiari da renderlo una specie di microcosmo, o enclave, nella repubblica delle banane;
  • Innanzitutto la conformazione geografica. Il Trentino è costituito dal bacino idrografico dell’Adige (Ades, nella lingua del posto). Al centro c’è una vallata larga, dove scorre il suddetto fiume, e dove trovano sede le grandi realtà cittadine (oddio, ad un romano Trento appare come un paesello con tre-quattro vie, e Rovereto poco più che un agglomerato di case). Ai lati della valle (che possiamo chiamare Vallagarina, ma non è del tutto esatto), possiamo raggiungere tante altre valli, senz’altro più strette e meno popolate, che rappresentano la vera ricchezza della regione. Ognuna con la propria peculiarità (industrie, turismo invernale, turismo estivo, terme, cibi caratteristici, chiese particolari e tanto, tantissimo altro). Ogni valle mantiene la propria identità, e al momento del voto si appoggia a vari referenti politici che portano a Trento le loro esperienze;
  • Poi la storia. Il Trentino è una terra patriottica. Da sempre è un bacino importante per il corpo degli alpini, è entrato a far parte dell’Italia da pochissimo. I trentini di un paio di generazioni fa erano dei ribelli che volevano far parte del paese del quale sentivano la nazionalità (concetto sconosciuto ai più nel resto d’Italia). Basta vedere lo spettacolo di bandiere tricolori che coloravano la città in occasione del ricordo della Grande Guerra. Oppure andare a Rovereto per visitare il museo civico e i monumenti ai patrioti. O ancora il mausoleo a Cesare Battisti che veglia sulla città di Trento;
  • Infine il costume e l’atteggiamento dei trentini. Solidali, tolleranti, aperti a nuove esperienze con giudizio e moderazione;
  • Il trentino è sempre stato una roccaforte della Democrazia Cristiana. Conosciamo la storia di questo partito, e tutte le sue ombre. Il cattolicesimo democratico e solidale, che pure era una delle componenti della DC (anche se sempre più in ombra da un certo punto in poi) si è ben adattato alla realtà locale sia grazie allo stile di vita, sia per il grandissimo radicamento della religione cattolica della zona;

Queste le premesse. Veniamo ora alla politica:

  • Dellai dal 1990 (sono 18 anni, ormai) è protagonista della politica trentina e continua a riscuotere grandi successi. Ideatore, tra l’altro, della Lista Civica Margherita, che è stata poi presa a modello per quella nazionale. Sembra essere Lettiano. Si è opposto alla nascita del PD come fusione di DS e Margherita, fondando una lista territoriale che riprende le istanze dei DL, chiamandola Unione Per il Trentino (UPT);
  • Alle ultime provinciali ha ottenuto l’appoggio anche dell’UDC. Questo evento e la successiva vittoria ha contribuito al dibattito sul ‘Modello Trentino’;

Dunque:

  • Innanzitutto il centrodestra ha sbagliato candidato. Più volte i trentini hanno ripetuto ai leghisti (che pure hanno ottenuto un ottimo risultato, specie nelle giudicarie, valle vicina alla provincia di Brescia) che Trento non è la Padania. In più i discorsi estremisti di Divina non attaccano in un ambiente moderato come quello Trentino;
  • Alle elezioni il simbolo dell’UDC non è apparso (per dei cavilli burocratici), quindi non abbiamo un dato diretto da valutare. Tra l’altro una delle più grandi risorse di questo partito è proprio il simbolo;
  • I risultati vedono il PD primo partito, seguito dall’UPT, poi Lega, PDL e PATT. Buoni risultati anche per i Verdi e per Amministrare il Trentino, che eleggono un consigliere nel parlamentino;

Cosa possiamo osservare?

  • La più grande lezione che possiamo ottenere da queste elezioni è l’importanza delle persone (o, se volete, del voto di preferenza). Il PD è il primo partito della provincia trascinato da Alberto Pacher (già sindaco di Trento), che raccoglie 1/4 dei voti democratici. l’UPT arriva subito dopo grazie alla spinta dello stesso Dellai (il partito è a metà tra una lista civica e una lista territoriale, e sul simbolo campeggia proprio il nome di Dellai). Interessante anche il buon risultato dei verdi, con una lista che cancella l’arcobaleno dal simbolo, si ribattezza ‘Verdi e democratici’ e ottiene circa 7000 voti, metà dei quali dalla coppia Bombarda (eletto) e Berasi. Nerio Giovanazzi, transfuga da Forza Italia, si porta appresso tutto il suo pacchetto di voti e viene eletto consigliere con “Amministrare il Trentino”;
  • E il PDL? Il suo campione di preferenze è tale Pino Morandini (5000 voti). Che fino a ieri stava con l’UDC (fonte: il quotidiano ‘Trentino - quotidiano regionale fondato nel 1945′ dell’11 novembre 2008). Tutta la discussione sul modello Trento, per me si può chiudere qui;

Accade quello che in molti si aspettano. Ovvero che i dirigenti nazionali dell’UDC potranno anche cercare un accordo col PD, ma difficilmente il loro bacino elettorale li seguirà. Questo fatto lo hanno capito in molti dirigenti locali, che infatti si spostano nel posto dove possono trovare l’accoglienza migliore (PDL).

Allora niente modello Trento? Rutelli dice cazzate? Cesa può tornare a dormire?

Niente affatto, almeno per la prima affermazione. A mio avviso le elezioni in Trentino ci insegnano svariate cose:

  • La prima è che il PD deve lavorare per tornare ad un sistema elettorale serio. Il (mio personalissimo) sogno sarebbe un maggioritario a collegio uninominale, ma basterebbe il ritorno alle preferenze (anche se per svariate ragioni non considero questo sistema la panacea). Con un sistema elettorale fatto di persone, si può tornare a lavorare seriamente nella fanga (se preferite, sul territorio) con gli elementi migliori: quelli che emergono dalle sezioni, dai quartieri, dalle cittadini;
  • La seconda è che un partito ambientalista quando fonda il suo programma sull’ambiente, risulta utile e credibile. A mio avviso abbiamo bisogno di un Partito dei Verdi che sia serio e moderno. Spero che il “Modello Trento” insegni qualcosa anche a loro;
  • La sinistra a mio avviso non ha più alcun appeal sull’elettorato, e viene percepita per lo più come vecchiume, quando il partito progressista del 21 secolo fa il suo dovere. Non abbiamo alcun bisogno di partiti che si rifanno ad ideologie e discorsi obsoleti, se il partito democratico sa essere credibile;
  • I comunisti duri e puri sono confinati nelle percentuali che meritano in un paese civile;
  • Il popolo delle libertà conferma la sua totale impreparazione a livello territoriale. Di nuovo, in un sistema elettorale dove si privilegia il rapporto delle persone con il territorio, il PDL ha molto da imparare dal PD;
  • E infine, secondo me, ciò che di più importante esce fuori da queste elezioni, è che esiste una Italia che non ha paura del nuovo, e che guarda agli estremismi e ai razzismi con distacco. Se riuscisse a trapelare il messaggio che ‘noi’ siamo quelli che guardano al futuro con impegno e ottimismo, e ‘loro’ quelli che temono, disprezzano e non hanno altre soluzioni che quelle di conservare lo status quo, potrebbe partire davvero una nuova stagione;

Ma le premesse non ci sono. E se si ciancia di alleanze col peggiore e più conservatore partito della nostra scena politica, per l’ennesima volta non andremo da nessuna parte.

A chi interessano i fatti? - Riguardo al cambiamento de “Il Riformista”

Sabato 15 Novembre 2008

<meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.0 (Win32)" /><style type="text/css"> <!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --> </style></p> <p style="margin-bottom: 0cm">Stefano Benni, in un racconto dei suoi, narrava di un alieno capitato sulla terra per caso in cerca di un souvenir. Nel suo ambientamento, operando scientificamente, l’ufino osservava come la parola più ricorrente nei mezzi di comunicazione fosse ‘fatti’. Non mi sento di contraddire questa previsione, a distanza di anni dall’uscita di quello scritto. A volte sono invaso dai fatti, da ciò che accade. Descritto nei minimi particolari da testate giornalistiche onnipresenti, che hanno fatto della contemporaneità all’evento il loro cavallo di battaglia. Le schede ‘diretta’ sulla cliccatissima <a title="La Prav...ehm:la Repubblica" target="_blank" href="http://www.repubblica.it/">pravda</a>. Oppure l’infinità di siti specializzati: borsa, meteo (un feticcio di tanti), addirittura tracciatura dei treni e degli aerei. Senza contare la morbosità delle descrizioni degli eventi di cronaca nera (cfr. l’antesignana satira del <a title="Sangue in TV" target="_blank" href="http://it.youtube.com/watch?v=b_zRZuryRvM">Guzzanti – Minoli</a> che raccontava la macellazione di un gallo in diretta), con tanto di pagina ‘Foto’ sempre nel suddetto – cliccatissimo – sito.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Tutto questo per dire che in un mondo che vive in diretta ciò che succede – come, forse, è giusto che sia – un giornale che contiene fatti è già di per se una sorta di contraddizione.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Verba Manent, si diceva. Ma di questi tempi rimangono molto di più le pagine web.</p> <p style="margin-bottom: 0cm"><em>L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo,</em></p> <p style="margin-bottom: 0cm">diceva il più grande scrittore italiano. Guerra che, a dir la verità, noi lettori abbiamo sempre perso, sotto i colpi di inchiostro di giornalisti schierati che da sempre ritoccano i fatti con il pennello dell’ideologia (despota del pensiero, diceva qualcuno). Così le emeroteche, e gli obsoleti - ancorchè futuristici – microfilm che troviamo nella biblioteca nazionale, non sono altro che la testimonianza di come la politica e le sue oscillazioni abbiano inquinato la cronaca per anni.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">In questo contesto, personalmente, ho maturato l’idea che la carta stampata, partendo già battuta nella sfida alla contemporaneità con pagine web, telegiornali, radiogiornali e – why not? - televideo, debba per forza di cose rivolgersi ad un altro tipo di utenza. Escludendo le testate locali, che narrano di fatto eventi che non sono contemplati nei contenitori di cui sopra (e che sul web sfidano più i forum che i grandi portali), un giornale generalista, che riempie una cinquantina di pagine con cronaca, pagine di quotazioni di borsa, tabellini sportivi e tanta pubblicità, dove può vincere nella sfida contro web, tv e radio? Nella cronaca non c’è partita (racconto scritto contro video e fotografie); in borsa non stiamo neanche a parlarne: l’andamento in tempo reale, campionato minuto per minuto, contro un solo valore da cercare senza neanche uno straccio di CTRL+F. Forse i tabellini sportivi…pochi portali mettono a disposizione le pagelle delle partite. Certo, pagelle – o commenti – non la cronaca, che non regge il confronto con le dirette gol delle TV specializzate o con lo stesso YouTube. Riguardo alla pubblicità…gli arzigogoli artistici degli sketch TV o i clicca e acquista semplicemente neanche gareggiano contro le lenzuolate bianco-e-nero dei quotidiani.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Quindi.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Invasi da ciò che accade, diciamo dall’azione, perdiamo sempre di più il significato. Ebbri dell’effetto a breve termine – o tempo reale – stiamo smarrendo l’importanza delle opinioni. In questo contesto si inseriscono i quotidiani di commento, che rappresentano un raggio di sole tra il materiale da cartapesta che campeggia nelle edicole.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Quattro, o otto pagine (non fogli). Editoriali, commenti. Interviste di largo respiro. Recensioni.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Io li chiamo ‘i giornali da leggere anche il giorno dopo’.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Fa parte della categoria sicuramente il Foglio. Poi forse l’Opinione, Europa. E magari tanti altri difficilmente reperibili nelle edicole della mia periferia (La voce repubblicana? Liberal?).</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Ne era il rappresentante più nobile ‘Il riformista’. Arancione, velenoso, bello piatto nei suoi due fogli per un totale di otto pagine, piene di polemiche contro tutto e tutti. Con la facciaccia e il saltello supponente che contraddistingueva la rubrica ‘Mambo’. Con l’antipatia scomoda del ‘Democentrico’ Marco Follini. Il riferimento perfetto per gli apolidi di sinistra stanchi dei fatti ma affamati di idee.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Il ‘nuovo’ Riformista ha 32 (trentadue!) pagine. Le quotazioni in borsa. Una inutile pagina di gossip (o vogliamo metterlo vicino a Dagospia?). Un’ultima pagina fatta di meteo e oroscopi (sic!). La locandina di Mambo è diventata una meditabonda foto di Peppino Caldarola (che ha causato in me lo stesso smarrimento che ebbero i comunisti quando Diliberto mise la sua faccia insieme alla falce e martello in un recente manifesto, cancellando una tradizione millenaria, o forse decennale).</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Del resto, supponiamo che il numero di editoriali sia rimasto lo stesso. Dividendo per il numero di pagine, la qualità è almeno quattro volte inferiore.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Su cosa ci buttiamo ora, quindi? Arrivati in edicola, a questo punto possiamo comunque continuare ad acquistare il Riformista. Almeno per un po’. Almeno per continuità.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Poi c’è sempre “Il Foglio”. Vero think-tank di idee elevate, peccato che quasi tutte le premesse da cui partono i validi editoriali siano diametralmente opposte alle mie.</p> <p style="margin-bottom: 0cm"><a title="Il commento del direttore di Europa al nuovo riformista" target="_blank" href="http://democrats.ilcannocchiale.it/post/2063550.html">Europa </a>potrebbe essere una alternativa. Meno velenoso, meno polemico, meno antipatico. Più insipido o, se volete, ma-anchista. Tuttavia annovera l’aggressivo Adinolfi tra i suoi collaboratori, e dedica spazio anche ai democratici meno in vista (radicali, ad esempio). Cercherò di testarlo campionando a caso nelle prossime settimane, e alfuturo per la contro-recensione.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">p.s. su <a title="Il blog di Mario Adinolfi" target="_blank" href="http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/2008/11/05/ne_veltroni_ne_dalema.html">M.Adinolfi</a>: Caro Mario, spero che con il suo approdo a RedTv non si dalemizzi o, peggio, non si ‘dalemianizzi’. Ma neanche un po’, eh.</p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=13" title="Visualizza tutti gli articoli in politica" rel="category tag">politica</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.alfuturo.eu/?p=70#comments" title="Commenti a A chi interessano i fatti? - Riguardo al cambiamento de “Il Riformista”">6 commenti »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-3"><a href="http://www.alfuturo.eu/?p=3" rel="bookmark" title="Permalink di Nuova Premessa (o Premessa 2.0)">Nuova Premessa (o Premessa 2.0)</a></h3> <small>Mercoledì 12 Novembre 2008</small> <div class="entry"> <p>Questo post inaugura il nuovo, europeissimo indirizzo web. Si può dire che rappresenti un nuovo inizio.</p> <p>Ho trasferito i contenuti di alfuturo.wordpress.com su quest’altro dominio. Potete sfogliarli e rileggerli con comodo scegliendo tra le categorie nella colonna a destra.</p> <p>Inoltre ho scritto dei riepiloghi mensili sul materiale pubblicato fino ad ora che potrete trovare nella categoria <a title="ristampe...più di un anno di storia del blog e non solo" href="http://www.alfuturo.eu/?cat=7">‘ristampe’</a>.<br /> Ringrazio sentitamente Fla&Giulia, Ale_R, Giovanni, Rich, Dario, Isa, FrancescAC per il pensiero, splendidamente geek, che hanno avuto. Questo primo post è povero di contenuti ma è carico di gratitudine per voi e per gli splendidi anni che abbiamo passato insieme.<br /> al futuro<br /> V </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=6" title="Visualizza tutti gli articoli in intimisto" rel="category tag">intimisto</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.alfuturo.eu/?p=3#respond" title="Commenti a Nuova Premessa (o Premessa 2.0)">Nessun commento »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-69"><a href="http://www.alfuturo.eu/?p=69" rel="bookmark" title="Permalink di Ristampe #14 - Ottobre 2008">Ristampe #14 - Ottobre 2008</a></h3> <small>Mercoledì 12 Novembre 2008</small> <div class="entry"> <p>Intervengono i Divenere a salvare l’ultimo mese di alfuturo.wordpress.com</p> <p>Un solo post, ma è una recensione del loro splendido album.</p> <p>Chissà se alfuturo avremo di nuovo un post nella categoria ‘Ristampe’. </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=7" title="Visualizza tutti gli articoli in ristampe" rel="category tag">ristampe</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.alfuturo.eu/?p=69#comments" title="Commenti a Ristampe #14 - Ottobre 2008">6 commenti »</a></p> </div> <div class="navigation"> <div class="alignleft"></div> <div class="alignright"></div> </div> </div> <div id="sidebar"> <ul> <li> <form method="get" id="searchform" action="http://www.alfuturo.eu/"> <div><input type="text" value="" name="s" id="s" /> <input type="submit" id="searchsubmit" value="Cerca" /> </div> </form> </li> <!-- Le informazioni sull'autore sono disabilitate di default. 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