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Archivio della Categoria 'ciclismo'

“Ik ben god niet” - Non era Dio.

Martedì 13 Ottobre 2009

Per fortuna che mi piace il ciclismo, almeno ho occasione di parlarne un po'. E non scrivere, nei post sull'argomento, solo coccodrilli o, peggio, storiacce che con lo sport più bello del mondo non hanno nulla a che fare.

Questa volta, però, il post è proprio un simil-coccodrillo. Franck Vandenbroucke (per tutti VDB), ciclista, è morto.

Come i miei ~10 lettori (non è una citazione, così dice ShinyStat…) sanno, ho iniziato a seguire il ciclismo dal 2003. L'anno di grazia di Franck VDB, il 1999, lo ho mancato di ben 4 anni. Ma il ciclismo è uno sport che vive delle proprie tradizioni, e dove l'aura di un corridore si spande e influenza il plotone ben più delle vittorie, o dei momenti nelle quali siano state conseguite.
Franck Vandenbroucke (per tutti, VDB), nel 1998 vinse la Gand. Nel suo anno magico aveva fatto 2o al Fiandre e aveva vinto la Liegi. Nella seconda parte della stagione,2 tappe e un 12o posto nella generale alla Vuelta, più un ottimo 7o posto a Verona, nonostante un polso fratturato.

Poi quasi più niente, a livello sportivo. I ciclisti sono innanzitutto uomini. Sanno fare il proprio lavoro sono in certe condizioni. VDB da 10 anni a questa parte non è più riuscito ad esprimersi ai livelli del 1999, ma i suoi continui tentativi di risalire la china sono una testimonianza di come dentro di lui ci fosse la volontà innanzitutto di fare il ciclista. Perchè ogni corridore, con il solo gesto delle gambe mulinanti, onora questo splendido sport e la splendida filosofia, un po' mattocchia, che c'è dietro.

Nella generazione di grandi interpreti che ha infiammato la strada alla fine dello scorso decennio, quasi si contano più i morti che i vivi.
Che la terra gli sia lieve.

Vedi anche (due righe da parte di amanti del ciclismo)

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Mondiali di Ciclismo - Mendrisio 2009 - I favoriti

Sabato 26 Settembre 2009
Mentre sorridiamo per le belle imprese di Italbici in rosa (FYI: Guderzo da Marostica,1a e Cantele da Varese 3a, con il fenomeno del pedale femminile Marianne Vos a guardarle abbracciarsi, dal 2 gradino), sale altissima la tensione per l'appuntamento mondiale in linea dei pro'.
 
 
fonte immagine: www.mendrisio09.ch
 
Il percorso è molto duro. Una prima salita all'inizio del circuito, e un altro strappo sul finire, per arrivare ad un traguardo che anche questa volta premierà necessariamente un fuoriclasse.
 
I miei favoriti:
  • Come al solito l'Italia dovrà fare la corsa. La nostra superiorità rispetto al resto del gruppo è palese anche quest'anno: a noi gli oneri e gli onori di lavorare per ricucire, e di prendere l'iniziativa per evitare la vittoria di quello che è il mio favorito numero 1: Valverde. Il murciano arriva con la maglia amarillo di una Vuelta vinta ma non stra-dominata, nella quale è rimasto a secco di vittorie, e non abbiamo dubbi che vorrà aggiungere alla sua collezione di medaglie iridate (ne ha già tre: due argenti ed un bronzo), finalmente anche quella più preziosa. Se si arriva in volata, sarà quasi impossibile batterlo. Se parte un gruppetto, sarà difficile staccarlo. Ballerini dovrà inventarsi una tattica alla…Antequera per portare a casa il 4 (quarto, sono tre anni che il resto del mondo torna a casa con le briciole) mondiale di fila.
  • Abbiamo un favorito anche noi, in ogni caso. Damiano Cunego, da sempre criticato per ogni cosa che fa, quest'anno sembra fare davvero paura. Due tappe vinte bene alla Vuelta (per dire,l'anno scorso il futuro iridato Ballan ne vinse una sola. Per dire.), sono il biglietto da visita migliore per quello che sarà la nostra punta di diamante.
  • Fabian Cancellara è un ciclista delizioso. Splendido da guardare in bicicletta, imponente nei suoi 186cm per 80 kg, fantasioso e divertente nella sua condotta di gara marziale e sicura di sè. E stavolta gioca in casa. Già iridato contre-la-montre mercoledì, il Rapido di Berna potrebbe fare quello che in tanti hannoprovato a fare, andando ad aggiungere l'ennesimo trionfo ad un 2009 che gli ha già regalato molti abbracci delle miss. La testa c'è, bisognerà vedere se gli reggeranno le gambe. I suoi innegabili progressi in salita potrebbero non bastare su un percorso che sembra essere effettivamente troppo duro per i suoi mezzi. Lo stato di forma che sta attraversando lo pone di diritto a terzo favorito.
Da tenere d'occhio:
  • Sappiamo fin troppo bene che nel ciclismo è difficilissimo vincere da favoriti. Oltre i nomi descritti in precedenza, occorre a mio avviso tenere d'occhio una serie di corridori che fanno paura, anche se non troppo pubblicizzati, che sperano di ripetere l'impresa di un certo Alessandro Ballan. Primo fra tutti…Alessandro Ballan! Il veneto di Castelfranco, un mondiale alla chetichella (con una splendida azione di potenza, che in molti tra gli addetti ai lavori si aspettavano). La famosa maledizione della maglia iridata ha colpito anche lui, ma sarà in ogni caso uno da tener d'occhio, specie negli ultimi km. Potrebbero tentare una azione con lui una serie di ciclisti che potremmo chiamare "seconde punte", ma che seconde punte non sono. Philippe Gilbert, Edvald Boasson Hagen, Samuel Sanchez sono dei ciclisti di prima grandezza, che potrebbero tentare il colpaccio. Il primo potrebbe tentare uno dei suoi famosi (ancorchè quasi mai vincenti) colpi da finisseur, il secondo, se avrà le gambe del giro, potrebbe vincere in qualsiasi maniera (volata, sparata, selezione dura, fuga, sul piano culturale, ecc…). Il terzo è sempre e comunque il campione olimpico, e di solito vive degli autunni magici, specie ora che è uscito dalla Vuelta seduto alla destra dell'embatido.
  • Andy Schleck, Oscar Freire, Alexandre Vinokourov sarebbero favoriti d'obbligo in qualsiasi corsa. Eppure quest'anno per diversi motivi saranno in gruppo, non dico meno temuti, ma non correranno con quell'alone di riverenza che si riserva ai giganti del pedale. Andyno il lussemburghese viene da una Vuelta anonima, da un tour corso in appoggio al fratello (che non sarà della partita). Se sarà corsa dura, sarà uno dei favoriti. Altrimenti ho paura che sarà un po' impalpabile. Oscarito è da un po' che non si vede in giro, specie alle premiazioni. Il percorso è un po' duro per le sue gambe. Ma dicevamo così anche a Verona. Alexandre Vinokourov è notoriamente uno dei miei ciclisti preferiti. L'eroe kazako avrebbe dalla sua anche il percorso: duro e pieno di soluzioni per chi non manca di fantasia. Però è due anni che non corre. E non è poco.
Tutti gli altri, in ordine sparso:
  •  La Spagna vanta, oltre ai già citati, un discreto Joaquim Rodriguez che potrebbe provare a sparigliare due-tre giri prima della conclusione. Così come una ipotetica grande coalizione (tanto per stare in tema) dei Paesi Bassi composta da Kim Kirchen, Nick Nuyens ed uno a scelta tra Gesink e Boom. I transalpini ripongono tutte le loro speranze in Pierrick Fedrigo che già qualche volta ha fatto piangere noi azzurri. 
  • Per l'est europa un gruppetto formato da Karpets-Kasheckhin-Valjavec-Kreuziger potrebbe tentare di movimentare un po' i giochi.
  • Per un ipotetico resto del mondo mi piace ricordare Rujano, che potrebbe fare qualcosa nella seconda metà della gara, gli australiani Evans e Rogers, e tre che non vinceranno mai ma meritano almeno una citazione: i giapponesi Beppu, Arashiro e Nishitani.
Gli Azzurri:
  • Non siamo fortissimi, dopo le defezioni di Bettini, Rebellin e Di Luca, ma siamo comunque i più forti. Oltre a Cunego e Ballan abbiamo il regista di gara Stefano Garzelli, che dovrà coordinare le fasi più complicate della corsa in un percorso vicino alle sue terre. Il gregario più forte del mondo Marzio Bruseghin, l'uomo di fiducia del CT Luca Paolini, il (al mondiale) faticatore Michele Scarponi. A questi metteremo vicino un terzetto di campioni che dovranno muoversi uno dopo l'altro per rompere le uova nel paniere a chi spera di addormentare la corsa. Giovanni Visconti non è solo un giovane di belle speranze: è uno che ha vissuto da protagonista le dure classiche estive nel territorio italiano. Filippo Pozzato è uno dei migliori ciclisti in circolazione. Pur se il percorso, per lui, appare eccessivamente selettivo, la sua figura sarà temuta e tenuta d'occhio in gruppo. Dovrà muoversi a qualche giro dalla fine e saranno dolori per tutti andarlo a riprendere. Ivan Basso è un campione. Ha vinto un giro d'Italia e avrebbe vinto molto altro. Quest'anno è entrato nella top 5 di due grandi giri. Se al penultimo giro partirà in progressione, saranno pochi quelli in grado di stargli dietro. Probabilmente non vincerà, ma sarà l'uomo più importante della nostra squadra. Se infatti a Stoccarda nel 2007 Bettini non avrebbe mai vinto senza l'aiuto di Davide Rebellin, quest'anno Damiano Cunego avrà bisogno delle gambe di Ivan Basso.
E per finire il pronostico quasi secco:
  • Ne ho elencati tanti, ne vincerà solo uno. 3 nomi: Cancellara, Valverde e Boasson Hagen. E alfuturo per capire quanto abbia senso fare pronostici nello sport più bello del mondo.

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Il Giro d’Italia 2009. È finito.

Martedì 2 Giugno 2009

Quando finisce un Giro c’è sempre un po’ di malinconia. Quante pagine, quante previsioni, quante ‘rinascite’ e quante cadute sono state scritte, viste, preconizzate. Quello che rimane alla fine sono quattro maglie. Per quella rosa, anche la classifica generale - a mo’ di scusa.

Partiamo dalla fine.

Da tempo ho maturato l’idea che la tappa finale del Giro andrebbe corsa a Roma. Proprio come è stato fatto domenica. Una crono breve, percorsa tra monumenti e strade da brivido della città eterna. Ininfluente - più o meno - proprio come la passerella di Milano degli anni passati, ma spettacolare. Con annessa cerimonia ufficiale dal presidente della repubblica. Lo spazio c’è. I tempi pure: si finisce sempre a ridosso del 2 giugno, tra domeniche e ponti, potrebbe essere un esperimento da ripetere: magari non tutti gli anni.

E ora, il pagellone (in decimi)

Il Percorso: 7.5. In molti disprezzano questo giro anomalo. Personalmente a me è piaciuto tantissimo. Bergamo Alta, Cinque Terre, Vesuvio, San Luca, Monte Petrano. Tutti percorsi semplicemente stupendi che promuovono l’originalità del paesaggio italiano, permeato della storia del mondo. Dare dignità di grandi montagne agli Appennini è stata una mossa molto azzeccata. Le pecche: tappa del Blockhaus ridotta a distanze da cicloamatori, e lo sconfinamento in Austria francamente evitabile. La crono troppo lunga ha spaccato in due il giro (pur se vinta da quello più forte anche in salita). Nel complesso penso che la corsa, come al solito, la facciano i corridori. Così a chi si lamenta della mancanza di grandi montagne nell’ultima settimana suggerisco piuttosto di lamentarsi della scarsa fantasia dei ciclisti, che potevano approfittare di più di una occasione per qualche impresa. Mancano, forse, le gambe.

I corridori:

Menchov: 9. Il più forte a cronometro, il più forte in salita. Vince due tappe, e avrebbe vinto anche la terza a Roma, se non fosse caduto all’ombra del Colosseo. Resiste strenuamente a un lottatore come Danilo Di Luca, che dalla sua ha il tifo dell’Italia intera. Succede a quell’Alberto Contador (lui sì) che aveva vinto il Giro in maniera del tutto anonima, lottando contro avversari in forma e di tutto rispetto.

Di Luca: 8.5. In una lotta a due, c’è sempre un vincitore ed uno sconfitto. L’arcigno e spettacolare abruzzese sforna una prima settimana praticamente perfetta. Cede poi la maglia rosa nella crono, ma non rinuncia mai ai sogni di gloria nelle tappe successive. Gli mancano, forse, le gambe. Oppure semplicemente ha trovato avversari degni di questo nome. Rimane, in ogni caso, uno dei migliori interpreti della corsa rosa di questo lustro.

Boasson Hagen: 8.5. Al primo giro d’Italia si presenta con uno sprint per il 2o posto che stupisce tutti. Poi va a prendersi la tappa di Chiavenna, ed il giorno dopo completa la doppietta di squadra nella splendida Bergamo (dove vince Siutsou, voto 7). Infine, forse è sfuggito a tanti, conquista un 3 posto nella crono di Roma. Insomma, fa tutto quello che ci aspettavamo da Fabian Cancellara (voto: sigh…). Lo (li) aspettiamo alle prossime scadenze.

Sastre: 8. In un percorso che non lo favoriva, con un clima che non gli piace, porta a casa due tappe e un onorevole 4 posto. Complimenti al vincitore del Tour de France, che è venuto ad onorare il giro.

Pellizotti: 8. Il delfino di Bibione ai suoi massimi livelli. Porta a casa una tappa, un terzo posto e i gradi di capitano della Liquigas. Probabilmente in tanti continueranno a ritenere Basso (voto: 7. Dopo due anni di inattività entrare nella Top 5 non è impresa da poco) il vero leader della squadra. Ma intanto la classifica dice che Pellizotti è arrivato più in alto.

Armstrong: 7. Giro anonimo, si direbbe. Ma calcolando che sono anni che non corre, che ha “l’età che ha” e che non era mai venuto al giro, disputa una corsa più che onorevole. E a mio avviso funge da catalizzatore per i media al giro. Personalmente lo ringrazio, anche se “Armstrong al giro 2009″ tutto sommato è una operazione che col ciclismo non ha moltissimo a che fare.

Cavendish: 8.5. Il velocista più forte del mondo, vince anche la palma di uomo più veloce del giro, battendo di una tappa AleJet. Supportato da una squadra a dir poco fenomenale, incute timore a tutto il gruppo nelle fasi finali delle tappe piane. Si ritira per preparare il tour, in bocca al lupo.

Petacchi: 8.5. Duella con Cavendish, vincendo due tappe. Poi si trasforma in gregario e aiuta Di Luca ogni volta che può. Uno dei migliori Giri della sua carriera.

Seeldrayers, Lokvist, Masciarelli: 7. I migliori giovani che abbiamo visto al giro. Il primo, maglia bianca finale. Il secondo, già maglia bianca e maglia rosa, il terzo, un possibile scalatore che potrà farci divertire.

Bertagnolli: 7. Vince una splendida, splendida tappa. Notoriamente il mio ciclista preferito, inserito in una squadra complicata (Simoni, voto 5.5, recita la parte del nonno rompiballe che crede ancora di comandare). Assolve i suoi compiti tattici alla perfezione, conferma di saper leggere le gare in maniera sensazionale (potrebbe rivelarsi, in futuro, un ottimo DS), si candida a uomo-squadra per il mondiale che verrà. Un giro da incorniciare.

Scarponi: 7.5. Mezzo voto in più del mio favorito, per le due tappe conquistate. Si butta intelligentemente nelle fughe giuste, e coglie i momenti buoni per piazzare le sue stoccate. L’eroe popolare di questo giro.

Serpa: 6.5. Nel caotico caravanserraglio allestito da Savio, alla fine viene fuori proprio il colombiano, che disputa un giro tutto sommato sufficiente, condito da una bella prestazione a cronometro e da alcuni discreti piazzamenti in altre tappe di montagna.

Bruseghin: 6.5. Salva la “corazzata” Lampre con un 10 posto nella generale. Tuttavia l’assenza della squadra in ogni momento clou della corsa è semplicemente desolante (a parte qualche iniziativa sparuta di Tiralongo, 6). E pensare che nelle fasi iniziali del giro Cunego (voto: sigh…) si buttava persino negli sprint. Mezzo punto in più per la simpatia proverbiale. Sua, e dei suoi tifosi.

Garzelli: 7. La sua maglia rosa (anno 2000) ormai è lontana diverse generazioni di ciclismi. Si ritaglia uno spazio portando a casa la maglia verde, e delle buone prestazioni a crono. Un giro più che onesto nella ottima carriera del varesino.

Qualche delusione (oltre a quelle già menzionate tra le altre pagelle):

Pozzato: Non ci siamo. Pozzato al giro ha l’aria di uno che ha sbagliato autobus.
Ignatiev: Non riesce ad incidere come al solito nelle fughe. Ci riproverà.
Visconti: Sembra voler cercare una sua dimensione. A mio avviso hanno poco senso le sue discrete prestazioni a crono. Mal supportato da una squadra che tatticamente fa acqua da tutte le parti. Speriamo non si perda.
Leipheimer, Rogers: Erano tra i grandi favoriti, uno fallisce l’obiettivo minimo del podio ed esce addirittura dalla top 5, come già gli capitò qualche anno fa al Tour sotto i colpi di Vinokourov. L’altro quello di convincere seriamente in una gara a tappe.

Alla fine è stato un Giro sicuramente migliore di quello dello scorso anno, impreziosito da alcune chicche (Roma, direzione del percorso), e condito da qualche pecca (riduzione tappe). Non sono d’accordo con quelli che disprezzano le polemiche, i fischi o cose del genere. Il tifo ci può stare. E se diventa un po’ volgare, o fastidioso, è sintomo di maggiore passionalità verso la corsa. E magari una bella rivalità come quelle dei vecchi tempi potrebbe dare nuova linfa mediatica allo sport più bello del mondo.

Milano.

Domenica 17 Maggio 2009

In altri tempi un titolo del genere, se corredato della tag ‘Giro’, significava ultima tappa. Atmosfera da ultimo giorno di scuola, champagne per la maglia rosa, e un pizzico di malinconia per tutti noi ciclofili.

Quest’anno Milano saluta il giro da semplice tappa. Tappa tra l’altro complicata, perche` il circuito sara` corso a tutta, ma probabilmentevedremo una bella volata nella quale si potranno infilare alcuni bravi corridori, approfittando del fatto che c’e` tanta stanchezza dopo tante salite. C’e` da dire che la prima settimana di giro finora non ha detto molto sulla corsa rosa di quest’anno:

- Il migliore interprete di questo Giro e` Danilo di Luca. Sembra essere l’unico ad aver capito che c’e` una cronometro nella quale i distacchi si conteranno con la clessidra. Cosi` la cosa migliore da fare era quella di recitare la parte dei protagonisti sulle Alpi, e vedere poi cosa succedera` dopo le Cinque Terre;

- Basso fino adesso e` rimasto molto coperto. Ha sbagliato pochissimo, ed e` riuscito anche ad evitare incidenti diplomatici col bizzoso Pellizotti. Se alla crono riuscira` a rifilare un minuto a Danilo Di Luca, ed a perdere meno di due minuti da Leipheimer e da Rogers, potrebbe vincerlo, questo giro. Lui che con gli Appennini ha un feeling particolare;

- Leipheimer ha attaccato nella tappa di Bergamo probabilmente per capire come Di Luca reagisca quando non ha piu` sotto controllo la situazione. Abbiamo viso un ottimo Horner che sembra non aver particolari problemi a fare da gregario. Popovych sembra abbastanza in forma. Armstrong, piu` passano i giorni e piu` fa paura. Se Levy tiene sugli Appennini, potrebbe prendere la Rosa dopo la crono e portarla fino a Roma.

- Rogers e la sua Columbia sono una squadra fantastica. Affiatati e pieni di campioni. Rogers intanto puo` fare la voce grossa alla cronometro. Lokvist e` gia` stato maglia rosa e finora tiene bene. Boasson Hagen e` un diamante che spero nessuno si sogni di sgrezzare verso particolari tipi di corridore. Lasciatecelo cosi`, per favore: un folletto che scatta, fugge, tenta la zampata, ed e` anche contento di sprintare per secondi o terzi posti. E poi c’e` sempre quello che e` il migliore sprinter in circolazione. Cavendish non ha ancora vinto una tappa. Ma abbiamo pochi dubbi che ce la fara` prima di arrivare all’ombra del colosseo.

- I bocciati sarebbero tanti, ma non vogliamo elencarli tutti. Ci basta puntare un po’ il dito su Damiano Cunego. Uno che nel 2004 altro che Boasson Hagen…ci sono tante tappe adatte a lui, speriamo bene. Il Principino puo` ancora dare tanto spettacolo.

- Una parola sul vincitore di ieri, Siustou. Che corridore! Bielorusso, gia` campione del mondo a Verona nel 2004, ieri vince in una maniera molto interessante.

Direi il migliore viatico, un corridore di uno stato giovane, semi-sconosciuto, per la tappa nella citta` piu` multietnica d’Italia. Milano e` una citta` senza fiori, senza verde, senza niente. Ma con la gente. Tanta gente. Speriamo si riversino tutti sulle strade del Giro.

Bergamo Alta. Usatela!

Sabato 16 Maggio 2009

titolo come da sottofondo

Boasson Hagen ieri vince bene dopo una splendida discesa di Bertolini, corridore di Rovereto.

Oggi  l’arrivo in una delle città più belle di tutta Italia. Un appello ai big: cercate di dare battaglia su questa salita. primo perchè la cornice è splendida. Secondo perchè la crono si avvicina e le occasioni per avvantaggiarsi sono sempre meno.

Oggi sono in ritardo su tutto…giro compreso: vado a vedere la tappa, e al futuro.

Fuga d’altri tempi*

Venerdì 15 Maggio 2009

*titolo scontato.

Ieri discutevo sulle regioni di provenienza dei ciclisti italiani. Se probabilmente Lombardia, Veneto e Toscana la fanno da padroni, è più difficile trovare ciclisti marchigiani. Michele Scarponi viene proprio dalla marca. Questa regione spesso poco considerata ci ha regalato un bravo corridore, che quest’anno ha già vinto la Tirreno-Adriatico, e che ieri ha trovato alcuni buoni compagni di fuga (Kyrienka, già vincitore di una tappa l’anno scorso), ed altri meno buoni (Oscar Gatto, che non tira un metro forse perchè pensava arrivassero in volata). Così il buon Michele è partito quasi all’avvio ed è andato dritto per la sua strada, e lo hanno rivisto all’arrivo. Ottimo Boasson Hagen che si va a prendere il 2 posto con una bella sparata. Quarto Filippo Pozzato (che spero rivedremo presto a braccia alzate). Quinto Matthew Goss, che passerà alla storia come quello che ha vinto la prima corsa che ho visto dal vivo (Gp Liberazione 2006, ricordato ieri anche dal Bulba).

La tappa di oggi è insidiosissima. Nel club di ‘quelli che rimpiangiamo’, da queste parti oltre a Zabel e Bettini si aggiunge anche il mitico Falco Savoldelli, che oggi probabilmente avrebbe attaccato. Infatti dopo un falso piano lungo nonsoquanti km, ci sarà una discesa tecnica, impegnativa, e lunga fino all’arrivo. Anni fa Mazzanti vinse una bella tappa (dopo la squalifica di Bettini per volata irregolare) al termine di una discesa vicino Roma. Così come Cancellara tra pioggia e strade tortuose potrebbe esaltarsi. Addirittura potrebbero darsi battaglia i big: Basso lo conosciamo, potrebbe perdere anche 1 minuto, se piove. Allora perchè non Cunego, che magari potrebbe dare spettacolo sui tornanti come spesso gli è capitato verso il finale del Lombardia. Principino, aspettiamo da troppo tempo un tuo squillo. Perchè non oggi?

EDIT: grazie a bikechatter che mi ricorda che la lombardia è terra di grande ciclismo e di grandi ciclisti.

A Menchov la tappa, a Di Luca la maglia, a noi la noia. E la frase.

Giovedì 14 Maggio 2009

Menchov è venuto al giro per onorarlo. Intanto ha vinto una tappa, ora speriamo non si squagli come neve al sole. Questo oscuro (nel senso di non troppo appariscente) corridore russo da ieri entra in quella cerchia di corridori che hanno vinto almeno una tappa in tutti e tre i grandi giri. Per dire, un campione come Zabel non ci è mai riuscito. Questa particolare categoria comprende spesso quei corridori che hanno scansionato lo spettro di corse disponibili nel calendario, e che provano a vincere in svariati posti. La bici prima che un mezzo è un concetto: una espressione di libertà. E allora vincere ‘all over the world‘ è una maniera di interpretare al meglio il proprio sport. Un po’ come quegli allenatori di calcio che vanno ad allenare qualche strana compagine in terre assolutamente lontane, per alimentare racconti romantici e imprese memorabili.

La sbrodolata retorica mi è venuta spontanea, magari anche per alleviare la noia che ci ha avvolto al termine della due giorni dolomitica. Cosa ci hanno detto, le montagne delle province autonome? Che Di Luca, nuova maglia rosa, finora interpreta al meglio il suo giro d’Italia. Sa che perderà minuti alle Cinque terre, quindi intanto ha messo nel carniere una tappa e la maglia. Non ha guadagnato tantissimo sui diretti avversari, ma il suo ritmo è stato retto solo da pochi. Elenchiamoli, e alla fine potremo pronunciare la frase. Nell’ordine abbiamo Lokvist, ex-maglia rosa, che ha retto con fatica, Menchov succitato, Basso, Leipheimer e Rogers che affilano le lame (e le ruote lenticolari) per la crono, e non dimentichiamoci di Sastre, che sullo stare coperto e racimolare secondi passo dopo passo ci ha costruito una carriera.

Quindi dopo ieri non sappiamo chi vincerà il giro, ma abbiamo sicuramente capito chi lo perderà.

Cunego, fermato dalla saudade (purtroppo avevamo appena lasciato il Veneto), Armstrong (già, ma aspettiamo la crono per darlo finito), Pellizotti (per quelle unità ed unità che lo avevano messo tra i papabili) e, suo malgrado, Gibo Simoni dovranno da qui puntare ad una tappa o ad un po’ di gloria.

La tappa di oggi - ormai quasi finita - è lunga, molto lunga. Sono questi i momenti in cui rimpiango l’assenza di Bettini.

PS: giocate anche voi al totogiro!

Splendido Di Luca. Aspettando l’Alpe di Siusi.

Mercoledì 13 Maggio 2009

E Lðkvist in maglia Rosa. Armstrong staccato di una manciata di secondi. Cunego fermato dalla mononuc da un pedale che salta ai meno 500 e lascia l’onere della volata al ciclista del centro Italia.

Fino a lì la tappa era stata piuttosto noiosa. Prevedibilissima fuga. Ancora più scontata la presenza di Jens Voigt. Si scade veramente nel clichè quando il tedescone saluta la compagnia quando all’arrivo mancavano un paio di km e lui aveva ancora circa un minuto di vantaggio.

Riassorbito, provava Soler un paio di volte. La seconda con convinzione fino a circa quattrocento metri dallo striscione. Lì parte la sparata del campione abruzzese che lascia sul posto Soler, batte Garzelli e Pellizzotti e va a vincere per distacco. Quinto un redivivo e presente Simoni (cosa che mi fa mal sperare per oggi: negli ultimi anni Gibo non regge due sforzi di seguito, ma spero di essere smentito). Sesto Levy Leipheimer: quasi comincio a credere anche io che il capitano per il Giro sarà lui, visto che Armstrong in seguito all’unico attacco sferrato con un minimo di convinzione, si stacca inesorabilmente. Vedremo cosa combinerà in terra sudtirolese.

Nei 10 c’è anche Basso e - da non sottovalutare - Yaroslav Popovych. Cunego arriva appaiato con Bruseghin, e visto il percorso di questo giro, vedremo quali saranno gli ordini di scuderia.

Nell’insieme una tappa noiosa, corsa come un diagonalone: fuga-ripresi-volata. Peccato: era a mio avviso una tappa disegnata bene. Non vedo l’ora di sentire, a fine giro, gli scalatori che diranno ‘Probabilmente dovevamo attaccare X quando ce n’era la possibilità’. Sostituite X con un passista-scalatore a caso.

Oggi tappa corta (125 Km) ma tosta: andranno in fuga in tanti e guadagneranno bei minuti; potrebbero arrivare.

Serpa, Soler, Millar, Voeckler sono chiamati all’impresa. Tuttavia all’epoca tappe del genere hanno fatto la fortuna di Cunego. Vedremo se il principino sarà in grado di mantenere i piedi sulle pedivelle e di regalarci una bella impresa al giro, che oramai gli manca da troppo tempo.

PS: un link, segnalato da qui, per giocare a chi indovina i pronostici.

Peta in Rosa, Mark si Inchina*

Martedì 12 Maggio 2009

* La battuta non e` mia, era sulla gazzetta di qualche anno fa.

In ogni caso, come al solito le chiacchere stanno a zero. Petacchi stende tutti e conquista la maglia Rosa, meritatamente. Dopo il caos degli ultimi km lo spezzino, accompagnato da Di Luca vince, vince e con lui vince l’Italia intera. E se un ragazzotto dell’ isola di Man ti dice Italiano Pizza Spaghetti Mandolino Mamma rispondetegli che ci deve aggiungere anche le volate.

Da queste parti ieri si erano previsti anche attacchi da parte di Pozzato, Gilbert e compagnia finisseur-cantante. Sono arrivate due zampate: una da parte di Bruseghin, applauditissimo anche con la sua nuova pettinatura dai suoi numerosi tifosi accorsi sulle strade di casa. Il Bruse difficilmente parte, difficilmente vince, ma quando lo fa e` uno spettacolo. Anni orsono mi ricordo una sua bella sparata in quel di l’Aquila, vanificata da Di Luca. Prima o poi riuscira` ad alzare le braccia al cielo nella corsa rosa (finora ha vinto solo cronometro).

Discorso a parte merita Visconti. Il suo attacco e` stato ripreso appena poco prima dell’arrivo, ma la gamba c’e` e sicuramente la ISD una tappa in questo giro la portera` a casa.

Un applauso convinto e fiducioso anche al Piccolo Principe. Ragionavo ieri che secondo me stavolta Cunego ha l’occasione del secolo. Poiche` prendera` comunque una vagonata di minuti nella crono, a mio avviso deve sbizzarrirsi appena puo`, poiche` ha tutti i numeri per dare spettacolo. Quindi forza Damiano, il 5 posto di ieri potrebbe gia` tramutarsi in podio oggi.

Infatti la quarta tappa arriva a San Martino di Castrozza al termine di un percorso tutt’altro che semplice. Di piu`: le due asperita` nel finale sembrano suggerire tattiche ed attacchi continui. Mai come oggi “la corsa la faranno i corridori”. Se ci sara` un bel ritmo sul Croce d’Aune, allora ci potremo aspettare meno di 20 uomini all’arrivo.

Discorso a parte merita la maglia Rosa. Oggi cambiera` padrone, e scorrendo i nomi che seguono Petacchi troviamo Rogers, Lokvist, Armstrong, Di Luca, Popovych, Leipheimer, Pellizotti, Cunego. Insomma, stasera staremo probabilmente a discutere delle potenzialita` del nuovo leader della generale. Ognuno dei suddetti ha una storia a se`, ognuno di essi potrebbe dire la sua in tante fasi della corsa.

Oppure potrebbe esserci una fuga. Spesso ci troviamo a fantasticare, per poi tornare coi piedi per terra ed abbracciare l’ipotesi piu` probabile. Allora forza Serpa, Soler, Voigt e tutti gli altri, potreste avere gia` oggi il vostro momento di gloria.

Prima della Terza. AleJet, come hai superato Cavendish? Sul piano culturale.

Lunedì 11 Maggio 2009

Il Giro d’Italia, oltre ad essere senza dubbio la gara a tappe tecnicamente più complicata, offre tappa dopo tappa una serie di spunti su cui riflettere, e ogni giorno dei motivi in più per guardare la gara, o almeno rimanere informati.

- Da queste parti si pensava che Cavendish avrebbe preso la maglia rosa a Trieste, dopo una cronosquadre diciamo decente.

- Inoltre abbiamo speso centinaia di battute per specificare come Cavendish fosse in grado di vincere senza treno, infilandosi nelle volate come solo un ragazzotto dell’isola di Man (con una Sanremo già nel carniere, per dire) può fare, con quella incoscienza e coerenza propria dei pazzi e dei genii.

- Di più: si è sottolineato con la penna rossa che Petacchi senza treno non riusciva manco ad arrivare primo all’entrata della Posta.

Quasi il gruppo avesse letto le mie insinuazioni cariche di boria: una per una sono state smentite tutte.

- Infatti Cavendish ha ragionato alfuturo, conquistando la maglia rosa un giorno prima in un terreno a lui non così congeniale, ma con la squadra completamente dedita alla sua causa;

- Poi a Trieste ha perso, forse proprio perchè ha ragionato un po’ troppo su cosa fare invece di buttarsi a capofitto contro AleJet in un duello muscolare ai limiti del futurismo;

- E Petacchi ha vinto partendo lungo prima dello striscione, senza uno straccio di compagno, una lepre, una telecamera fissa che gli indicasse la via. Stavolta è scattato contando solo sulle sue gambe. Un atto puro che gli consegna una delle più belle vittorie della carriera, poichè ottenuta contro un avversario di valore assoluto.

A chiosa vorrei però specificare che la squadra gli è stata molto vicina nei momenti dove era importante piazzare lo spezzino nei primi posti. Pare che ci sia la regia di Danilo Di Luca nella perfetta intesa tra compagni che hanno guidato Petacchi nelle fasi più insidiose della tappa, che hanno lasciato non poche vittime. Attenzione a Di Luca, in un giro che si deciderà anche sull’Appennino potrebbe scrivere più di una pagina importante.

Passando al presente, oggi avremo il piacere di veder sfilare davanti a noi le terre di un popolo (i Furlan) per approdare a quelle - vinicole - di un altro (i Veneti).

Attenzione, attenzione, attenzione a questa tappa. Lunga e nervosetta, specie nel finale. Sembra esserci scritto sopra il nome di Pozzato, e il golden boy ieri si è fatto vedere per bene quando poteva. Gilbert, Gasparotto e (perchè no?) Cunego potrebbero dire la loro in una di quelle tappe che solo al Giro possiamo ammirare.

Tre piccole asperità prima dell’arrivo potrebbero fungere da rampa di lancio. Tre come le avemarie finali della messa di una volta. Non avremo dubbi che anche oggi, a declamare “Ite, missa est” sarà di nuovo un campione: solitario, in esigua compagnia, o davanti all’intero gruppo di fedeli. Che alla fine della funzione di 198 km potranno liberarsi finalmente in un “Deo Gratias”.