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la blogosfera trema: Felipe installa Fed…NO! chiude il blog o.0

Giovedì 10 Settembre 2009

Scrissi all’epoca di come pollycoke.net fosse una delle esperienze più significative della blogosfera, per tanti motivi. Incredibilmente “lo sventurato rispose” citandomi in un suo post, in quello che è stato uno dei momenti più fortunati del mio piccolo blog di parole (Fogazzaro 2.0?).

Chiudere un blog è un’esperienza piuttosto convenzionale. Scrivere una sbrodolata con “i motivi dell’abbandono” lo è ancora di più. Tuttavia nell’autointervista emerge proprio quello che ha reso quel blog interessante:

[…]Aver dichiaratamente cercato di umanizzare argomenti altrimenti asettici come “desktop environment”, “interfaccia grafica”, “GNOME”, “KDE” eccetera[…]

Penso che alcuni tra i lettori più affezionati a Pollycoke.net siano quelli…che non lo leggono più! O meglio, quelli che lo seguono con interesse, ma che sono in grado di cercare tante informazioni anche da soli.

Tanti che non masticavano neanche un boccone del mondo GNU/Linux hanno trovato in quello spazio una specie di introduzione for dummies. Tuttavia c’è divulgazione e divulgazione. In particolare quella che non considera il lettore come uno stupido, bensì un profano intelligente, a mio avviso risulta la migliore. Così costruire un luogo dove si parla in maniera leggera di cose interessanti, senza fare duecento esempi di “come copiare un file”, pieni di $pippo, $pluto e $paperino, è stata una maniera carina di far appassionare una grande quantità di persone.

A mio avviso ne sentiremo ancora parlare. Se chiudere un blog raccontandosi è una procedura quasi standard nell’universo dei blogger, ancora più standard sono i “cavalli di ritorno”. Noi non abbiamo fretta, secondo me ci rivedremo in futuro.

PS: il titolo si riferisce a questo.

Wired: il futuro è arrivato. Purtroppo.

Mercoledì 25 Febbraio 2009

“A San Francisco il futuro arriva sempre un po’ prima”.

Così recita l’editoriale: colonna centrale, font di diversa grandezza (primi e archetipi, i “manifesti” dei futuristi) che campeggia nella prima pagina utile (la 5) del primo numero di WIRED Italia (W-IT).

Proprio Frisco, già cantata da Zappa et al. ormai più di quaranta anni fa, nel 1993 fungeva da substrato-catalizzatore per una rivoluzione nelle riviste specializzate.
Nei primi 90’s il popolo degli utenti dei PC si arricchiva, pian piano, di contributi eterogenei. Ad una base storica di professionisti dell’IT: camicia a righe e BIC nel taschino, si aggiungevano impiegati, amministratori di condominio, casalinghe e, in particolare, semplici curiosi amanti delle tecnologie di frontiera. Gli stessi che qualche anno prima acquistavano la macchina calcolatrice Curta o, perchè no? i videoregistratori Betamax.

Il goal di WIRED USA (W-US) era poter parlare di tecnologia senza essere hacker, o sapere come fosse fatta una scheda madre. In Italia la rivista esce, considerando il primo numero USA come al passo coi tempi, con sedici anni di ritardo. Intanto, per dire, il web è nato, cresciuto e cambiato in maniera radicale.

L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers è un romanzo che narra, tra le altre cose, della volontà del principale personaggio (dove ricorrono molti tratti dell’autore) di creare una rivista: “Might”, sui generis, per gente smart che si riconosceva in un certo stile di vita dinamico ed intelligente. In questo contesto è interessante che uno degli autori che ha contribuito al primo numero di W-IT citi proprio Dave Eggers e il suo romanzo come uno dei simboli della generazione di lettori della rivista USA.

Ora, nel 2009, agli albori del secondo decennio del ventunesimo secolo, quando il web non è più “la novità”, bensì “la piattaforma”, la rivista tenta di recitare un ruolo simile a quello che fu negli USA, rivolgendosi ad un certo tipo di pubblico. Quel pubblico che oggi ha più di un dubbio nei confronti dei supporti cartacei. Un pubblico che, volendo, potrebbe seguire in diretta la camera ardente di Candido Cannavò (citation needed - non riesco a trovare il link al sito della Gazzetta).
I network come Twitter, la grande arena di FriendFeed, oppure gli elementi condivisi dall’aggregatore di Google permettono l’emersione di contenuti ad immagine e somiglianza di chi li sceglie senza selezionarli. La propria WIREDNESS si misura a seconda di quanto il nostro lettore di RSS rivela i memi danzanti tra i blog: da questo punto di vista l’apertura di W-IT con una intervista ad Al Gore suona insieme barocca e anacronistica.

La scelta della Montalcini per la prima copertina appare fallimentare. Appare anch’essa manieristica, rivela una sorta di volontà di guardare al futuro rivolgendosi al passato (quasi un aforisma conservatore). L’incedere lento - ieratico - dell’intervistatore Paolo Giordano, che sceglie di inserire nel racconto dell’incontro digressioni personali nello stile già sentito nel suo esordio letterario, ottiene come effetto rivoluzionario quello di suscitare una ruspante, ancorchè per niente WIRED, grattata di palle scacciapensieri.

Il resto del giornale è costituito di contenuti. Validi. Meritano una nota la descrizione della rivolta 2.0 in Egitto, le pagine-rubrica Buzzwords, FAQ, l’imperdibile pagina dei Gadget.

Tempo fa scrissi che non mi interessa pagare e avere tra le mani un chilo di carta che mi racconti fatti.
Wired ha una stazza simile ed eccede in presunzione e pubblicità. Da questo punto di vista appare simile proprio a quel “Might” di cui sopra, che si presentava come “rivista che vi manda al diavolo”.

Tra l’altro esistono già consolidati esperimenti nei quali si parla di tecnologia spinta in maniera leggera, dinamica ma intelligente. Allora cosa può giustificare l’acquisto del secondo numero di W-IT?

Proprio come da tutta la rumenta che affolla i nostri aggregatori pian piano si ergono con forza i contenuti che conferiscono odori, consistenza e sapore all’aria fritta, anche su W-IT le buone cose emergono e si lasciano apprezzare. Forse siamo in ritardo di tre lustri; forse RLM in copertina vuole essere un omaggio ad una che era WIRED già nei meandri del secolo scorso e ancor di più nel secolo breve. Di più: i sondaggi sulle possibili scelte di copertina tra Renato Soru e Diego Bianchi (ma anche Adinolfi) sono un bel tentativo di guardare al futuro.

Da un certo punto di vista il nostro paese (lo dico da Romano: guardando la perfetta armonia dell’Ara Pacis e del suo coperchio, o ascoltando il rumore delle rotaie metropolitane seduto davanti al Colosseo), gioca da sempre sulla contrapposizione tra passato e futuro (o, se volete, tra acquasantiera e portacenere). In questo senso una centenaria per la copertina di una rivista che guarda avanti rientra perfettamente nella nostra cultura popolare (o Cultura-Pop).

Probabilmente da noi il tempo giusto per Wired è questo: è un futuro che è arrivato. Per fortuna.

Firefox Tre e altro (Giro)

Venerdì 30 Maggio 2008
Mozilla Firefox è uno tra i migliori browser in circolazione. Il mese prossimo uscirà l’attesissima versione 3, che renderà la navigazione sul web ancora più ‘ergonomica’.

Per chi vuole avere un assaggio, si può già scaricare la versione preliminare (che io uso da un paio di mesi, ed è praticamente stabile).

I più attenti avranno notato un nuovo widget a destra. L’obiettivo è stabilire il record di download per un software nell’arco di 24 ore. Cliccate ed aderite per avere aggiornamenti e notizie sul giorno del download.

Detto questo, veniamo alle cose serie. Mancano due tappe e può ancora succedere di tutto. E non è la solita frase di circostanza. Effettivamente a mio avviso, Contador-Simoni-Menchov-Riccò-Di Luca possono ancora vincere il giro, in ordine decrescente, con il primo abbastanza al di sopra degli altri.

Simoni deve tentare il tutto per tutto. Mi sembra stia bene, e a 37 anni un ennesimo podio vale meno anche solo di un tentativo di impresa.

Il giro si vince a Milano, e a Milano stavolta c’è una crono, quindi attenzione che sabato sera, a meno di distacchi con la clessidra, il giro ancora non avrà un vincitore.

Quindi godiamoci questa tre-giorni, e W il ciclismo.

Who needs the GUI?

Martedì 6 Novembre 2007

Questo post va a celebrare una delle caratteristiche più potenti del Vero Sistema Operativo: la modalità testo. E con essa una serie di programmi, situazioni, espressioni che sulle prime sembrano arzigogoli usciti dalla lettura di una poesia di Marinetti con l’intento di capirci qualcosa…(metafora orrenda.Period.).
Dicevo: il mio PC di casa ormai stenta un po’. Tra scheda grafica obsoleta, poca ram, componenti vecchi, il MBR che è stato riscritto N volte con N molto grande…
Così nelle mie peregrinazioni circadiane tra distro e window-manager vari, ad una certa mi imbatto in una bella opzione dell’ultima Ubuntu: installa un sistema minimale. La procedura va avanti per una ventina di minuti e al termine
siamo noi soli davanti ad una linea di comando.

Memore di una sessione di ‘apt-cache search MSN’ che mi fece intravvedere

DVD for Microsoft Windows™ , MAC OS X™, Linux, UNIX™

Martedì 23 Ottobre 2007

Questa scritta campeggiava oggi sulla custodia di un DVD del software MATLAB, insuperabile suite scientifica che permette di fare tutto e il contrario di tutto con una facilità disarmante.

Dalla mia postazione di ‘lavoro’ ho gettato lo sguardo a questo trio di sigle e sono rimasto folgorato da un piccolo particolare.Qualcuno lo ha notato?

Beh: Linux NON è un marchio. Basta e Punto, come disse ad un seminario uno dei miei miti.

In perfetta sintonia con la mia nuova lettura, NO LOGO di Naomi Klein, apro con questo post una categoria ormai stra-inflazionata sulla piattaforma WordPress: GNU/Linux. Non ho intenzione di mettermi a scrivere quegli splendidi how-to che affollano migliaia di blog, su come si installano gli effetti-desktop o su come avere a disposizione 15 kb di memoria in più, magari sui PC di oggi che assomigliano a delle workstation per animazioni quadridimensionali e che vengono usati per Posta-Porno-MSN.
Voglio solo dire che in questo momento un sistema operativo GNU/Linux è una alternativa semplice e performante. Qualche anno fa avvicinarsi a una distribuzione voleva dire perdere un paio di pomeriggi e ritrovarsi con un sistema utile per programmare ma di solito senza mouse, con un monitor nella migliore delle ipotesi sfarfallante, e con una scheda audio silente.
Oggi installare una distribuzione è semplicissimo. È possibile farlo anche direttamente da Windows. Se volete dimenticarvi l’esistenza dei virus, e fare tutto ciò che facevate prima, solo in maniera molto più semplice e, se vogliamo, elegante, provate:

EDIT: Dimenticavo: provate, fate quello che volete, ma prima documentatevi! Se vi serve una mano posso anche aiutarvi, ma non venitemi a dire ‘Quando mi ha chiesto di partizionare ho detto si e mi ha cancellato tutte le foto e le faccine di MSN e ora non riesco più ad accendere il computer ecc…’ RTFM!