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Archivio della Categoria 'politica'

Post-Elezioni

Martedì 30 Marzo 2010

Volevo scrivere una sbrodolata post-elettorale. Tuttavia penso che i concetti da discutere siano sostanzialmente pochi:

- La sinistra ha perso, perde e perderà perchè non ha una idea per il paese. Le ultime tesi a riguardo le espose Veltroni al Lingotto. Il mio sindaco, all’epoca, comunicò con chiarezza qual era la sua proposta. Gli elettori delle primarie lo premiarono con un plebiscito, si andò a votare e il risultato non fu del tutto disastroso (per carità, fu una sconfitta epocale, ma ci si doveva lavorare sopra. e tra l’altro, il buon Walter continuava a dire di correre da solo, quando invece c’era una coalizione con Idv). Bersani, come ha più volte ribadito, lavora per costruire l’alternativa. Tradotto significa cercare alleanze per battere Berlusconi. Questa non è una idea per il futuro del paese, è una strategia per vincere le elezioni. Abbiamo proprio ora la prova che non funziona.

- “Gli elettori non capirebbero” e cose del genere sono tutte corbellerie. In Puglia c’è un candidato molto originale nella sua visione del mondo che sono due volte che vince. Nel Lazio, dopo tutti gli strali lanciati da Bagnasco, Emma Bonino perde, sì, ma stravince (54 a 45) nel comune di Roma. Per dire, uno che del cattolicesimo ha fatto la sua bandiera, due anni fa ha lasciato il comune a Gianni da Bari.

- Il partito democratico perde voti a favore dell’Italia dei Valori, che arriva (!!!) in doppia cifra nel comune di Roma (lo stesso di Gilberto Casciani). I vari dirigenti locali avranno di che ragionare.

- Solo una sinistra inadeguata come quella italiana può corteggiare un personaggio come Casini. L’elettorato italiano è bipolarista, non c’è spazio per un terzo polo di centro privo di senso.

- Gli unici nel partito democratico ad avere idee innovative sono le teste pensanti della mozione Marino. Potrebbero esporle condite da un pizzico di poesia (vendolianamente) e con tanta umiltà e olio di gomito (cristianAlicatamente).

Una brevissima nota politica

Lunedì 25 Gennaio 2010

dove per politica si intende quella che piace a me, quella basata sul dialogo e sul dibattito.

Dopo un ennesimo ascolto dell’ennesima puntata della domenicale conversazione Pannella-direttore Bordin, sono sempre più convinto che se anche il libro “Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)” si rivelasse la più straordinaria biografia-intervista mai scritta, non basterebbe comunque a caratterizzare e far conoscere il personaggio Pannella.

Bisogna ripescare, riascoltare le sue digressioni fatte di tic, pause, “come si chiama quello lì” detto quando invece lo sa benissimo, e le mitiche parole composte: “Santespa”; “Dalesconi” perchè c’è D’Ale e Sconi; “quando uno si tras-forma”; per arrivare all’ultima di ieri “con-vincere” vincere insieme.

E proprio ieri dopo una (estemporanea) presa di coscienza di Bordin, Pannella in qualche maniera dopo essere stato messo all’angolo, non esce. Semplicemente schiocca le dita e cambia la prospettiva del ring, mettendo il resto del mondo alle corde e uscendo addirittura, lui, dalla partita, diventando magari arbitro.

Riporto più o meno uno scambio di ieri:

Bordin (piuttosto alterato) “[…]perchè tu pensi di convincere Barbara Spinelli[…] sei convinto del dialogo, sei convinto della possibilità non di vincere ma di convincere […]”
Pannella “[…] quello che hai appena detto può essere definito come un dogma […] è la mia definizione di laicismo”
Bordin (basito) “beh…non è male”
Pannella (ormai su un’altro ring) “come è male…diglielo a Giuliano, al massimo”.

Sipario.

per vedere ed ascoltare la trasmissione di ieri: http://www.radioradicale.it/scheda/295966

due cose prima di chiudere:

la prima è che la definizione di laicismo come dialogo che garantisce l’equilibrio dei poteri, è presa pari pari da una definizione di A.Jemolo su un articolo de “Il mondo” dell’epoca (e da queste parti l’esperienza de “Il mondo” la apprezziamo in maniera particolare”;
la seconda è che se volete divertirvi, oggi c’è anche un simpatico giochino con il quale esercitarsi, sempre sul tema, a questo link:
http://malvino.ilcannocchiale.it/post/2425377.html

Se la Seconda Repubblica preme per calciare via la prima [elucubrazioni dietrologiche di fine decennio]

Mercoledì 7 Ottobre 2009

Sto aspettando il "Governissimo" per una serie di motivi. Il primo e più importante è che avremo tutta una serie di editoriali dai titoli stuzzicanti, inclusi quelli che iniziano con "se". Se-guono esempi:

  • Se il Governissimo sembra un governicchio;
  • Se il Governissimo deve fare il cattivo;
  • Governissimo o pateracchio?
  • Se Obama tifa per il Governissimo;
  • Governissimo, fortissimo, pianissimo;
  • LCdM all'appuntamento col Governissimo;
  • eccetera

In ogni caso, è sempre tempo di fantapolitica, nei momenti in cui il governo (senza superlativi) che abbiamo scricchiola. E allora via alle ipotesi: dalle quasi-credibili, alle quasi-ucronie.
Prendiamo come buona, per un attimo la tesi di Pannella: Berlusconi non è il primo uomo della Seconda Repubblica, bensì l'ultimo prodotto della prima. Tralasciamo un istante l'insieme farraginoso di concetti con i quali il buon Marco condisce questa affermazione (deconvoluti di tanto in tanto solo dal genio - e dagli scatarri - di Massimo "Il direttore" Bordin).

Scrissi che la sfida del 1993 tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini aveva in se tante caratteristiche di quella che sarebbe dovuta diventare, di lì a poco, la Seconda Repubblica. Due coalizioni: di quà i progressisti, di là i conservatori. Con un occhiolino all'alternanza, ai doppi turni, ai ballottaggi, e allo splendido maggioritario a collegio uninominale che qualche mese dopo avrebbe - per la prima volta - consegnato il paese ad un governo di destra, guidato da un Berlusconi estremamente diverso, quello, dall'attuale.

Rutelli, sindaco in motorino, proveniente da una cultura di sinistra extra-partitocratica, arrivava da fuori la melma nella quale rimestavano le classi dirigenti dei comunisti, socialisti e democristiani. Il buon Francesco fu il vincitore netto della sfida.
Ma a uscire vincente fu anche Gianfranco Fini. Che prese le mosse da una realtà politica estremamente significativa, e la portò fuori dal ghetto nel quale era confinata da archi costituzionali e tutto il resto. L'ultimo leader del Movimento Sociale, raccolse dalla sconfitta una legittimazione ed un riconoscimento fino ad allora impensabili. I frutti verranno più tardi, quando gli ex-MSI parteciperanno al governo Berlusconi I (che aveva, tanto per rimacare la differenza col Berlusconi odierno, Antonio Martino alla difesa e Biondi alla giustizia).

In ogni caso: dopo varie vicende, Rutelli e Fini per un motivo o per un altro non sono più riusciti a portare avanti i propri progetti.

Il primo, di scuola radicale, ha da anni in mente una sinistra diversa. I suoi concetti li aveva buttati giù, con discreto successo, a Roma. Poi, dopo la sconfitta del 2001 gli è mancato il nerbo per reggere la carretta (che non si tira certo col pane e la cicoria), ed è andato a ricercarlo tra le spalle larghe dei poteri forti. Ogni tanto ha ancora qualche sussulto, ma stenta e non sa quasi più come muoversi.

Il secondo, la scuola radicale sembra la stia conoscendo adesso. Stretta, pare, la sua collaborazione con Benedetto Della Vedova, che è uno dei tanti cervelli in fuga da largo Argentina e dagli scioperi della fame. L'ex leader di AN rimane ingabbiato in una posizione istituzionale che tronca braccia e gambe, ma evidentemente non il cervello, nè la bocca (chi non ricorda, tra l'altro, le lunghe interviste di Bertinotti?). Il presidente della camera non ha abbandonato il suo progetto di una destra costituzionale, repubblicana e, ultimamente, laica e (a tratti) libertaria. Tuttavia una serie di cose ne hanno minato la credibilità: passare dalle "comiche finali" al carro del vincitore non è sintomo di coerenza, nè di forza. Tuttavia ha dalla sua una serie di politici intraprendenti attorno a lui (qualche nome? Fabio Granata, Alessandro Campi, Flavia Perina e,in misura minore, Giorgia Meloni), una fondazione (FareFuturo) e mezza (Libertiamo, uno dei più interessanti think-tank che girano in rete).

Poi c'è Montezemolo. Uno che ha ancora una immagine intatta di vincente ed intraprendente. Attorno a lui sembrano raccogliersi personalità di altissimo livello come Andrea Romano (già autore dello splendido "Compagni di Scuola"). Francesco Costa è stato attento cronista delle vicende di Italia Futura. Coinvolta, tra i tanti, anche la bravissima Irene Tinagli, che è stata lasciata andare via dal PD senza che si muovesse una foglia.

La Seconda Repubblica scalpita per calciare via la Prima, che anche nelle sue forme più estreme sembra non rassegnarsi alla sua obsolescenza. Tutti quelli che hanno in mente la transizione, da soli non riescono a portarla a termine, per incapacità, inesperienza, insufficienza. Fosse che l'unica maniera per realizzarla sia quello di unire le forze soprassedendo sulle divergenze?

Posted via email from viltrio’s posterous

Ancora riguardo ai quotidiani

Martedì 4 Agosto 2009

Tempo fa scrissi che mi era dispiaciuto il cambio di formato (e di contenuti) de “Il Riformista”: da antipatico scartafaccio di approfondimento quotidiano per apolidi di sinistra a noioso malloppone per dalemiani anti-antiberlusconiani. Le mie speranze si riversavano su Europa. In parte sono state ripagate: belle lettere di Pannella, temi introdotti da Francesco Rutelli, Roberto Giachetti; una rubrica di Mario Adinolfi, sporadici contributi di Giulia Innocenzi, e gli editoriali nè sangue, nè merda ma ricchi di contenuti di Stefano Menichini, titolare di un ottimo blog. Manca, forse, il contributo di chi detiene il potere nel PD (correntone, più o meno), che preferisce distribuirsi tra Unità e Repubblica.

Se la Repubblica ultimamente si esercita in una riproposizione appena edulcorata del Travaglismo, con le sue diecidomande, con le quali si è cercata la spallata (salvo aver ottenuto, nella migliore delle ipotesi, delle carezze e qualche punto percentuale in più a dipietro e a lega), il  giornale fondato da Gramsci è un disastro totale. All’acquisto (1 €) ci viene recapitata una versione radical-chic dei comuni giornali free-press. Per dire, Epolis svolgeva già la funzione di gratuito quotidiano di approfondimento, con gli occasionali esercizi di stile di Pietro Folena (già reggente, all’epoca) e le lunghe digressioni sulla politica nostrana.

Ieri era lunedì. Come al solito ho acquistato “Il Foglio” che nella sua uscita post-domenicale è IL giornale di approfondimento per eccellenza. Gli editoriali sempre ricchi di spunti, i contributi di firme di prima grandezza, le rubriche spassose ma intelligenti, le vignette dell’immenso Vincino, fanno dell’instant-quotidiano una sorta di Wired a cadenza settimanale e appena più snob.

Sarà mai possibile avere una cosa del genere per chi neo-conservatore non è? Potremo prima o poi avere il piacere di leggere un editoriale ficcante e ben congegnato come quelli dell’elefantino che si esprime tuttavia a favore dell’aborto. O, chessò. ascoltare qualcuno che invece di incensare le mosse del governo, ne possa contrappuntare gli errori senza cadere nell’ironia che ha contribuito a far lievitare i voti del centrodestra?

Noi apolidi, che sappiamo dirvi in ogni caso ciò che siamo, ciò che vorremmo sarebbero quattro, al massimo otto pagine di idee, approfondimenti, magari antipatici e spiazzanti, con un po’ di coraggio e molto progressismo (nella sua accezione migliore). Europa ci va vicino, forse, ma è ancora secondo me troppo poco spigoloso.
Io, intanto, torno a leggere le Cronachette.

Tentativo di liveblogging dal congresso PDL

Venerdì 27 Marzo 2009

Lo seguo da qui, naturalmente

  • Finisce il mio liveblogging. Troppo impegnativo…u_U
  • SB: I gazebo hanno deciso per “Popolo”
  • Altri (e migliori, probabilmente) liveblogging qui e qui.
  • SB: i sondaggi veri ci danno al 43%. Puntiamo al 51%. Di solito SB sui sondaggi non sbaglia.
  • Liveblogging anche qui
  • 18.36 SB: Il mio intervento di domenica è condizionato dal fatto che io venga eletto presidente da tutti voi.
  • 18.35 SB: “Siamo appena la maggioranza degli italiani”
  • 18.33: Relatrice emozionatissima: arriva SB accompagnato dalle note di “Meno male che Silvio c’è”. Applauditissimo.
  • Intervento in francese.
  • Al Congresso PDL accolto un rappresentante (il presidente?) del PPE. Mentre saliva, nell’aria le note di “Nel blu dipinto di blu”.
  • Dal Congresso PDL. Il relatore corrente (Un Tizio Giovane): “Siamo i giovani che sanno navigare in internet”. Allora avevano ragione gli elii che i giovani di forza italia erano meglio loro.
  • Dal Congresso PDL. Il relatore corrente (Un Tizio Giovane): “Sai che c’è un eroe che ti ha portato a vivere una favola, questo eroe è Silvio Berlusconi.”
  • Dal Congresso PDL. la relatrice corrente - “Non mi piacciono quelli di sinistra. Non mi piace lo sballo.”

Dalla parte delle vite imperfette?

Domenica 1 Marzo 2009

Chi ha vissuto a Roma negli anni ‘90, si ricorda di un giovane sindaco che scorrazzava tra i viali implatanati in motorino, con un bel faccione da bravo ragazzo, una storia importante, e una elezione che sostanzialmente ha segnato la fine di circa 50 anni di storia politica vecchia, marcia, clientelare, assassina, del nostro Paese.

La sfida tra Francesco Rutelli(FR) e Gianfranco Fini aveva in sè tutti i geni del quindicennio successivo. Il leader della destra post-fascista affrontava un leader della sinistra. Una sinistra nuova, innovativa, non comunista, più orientata a temi come ambientalismo, solidarietà, apertura alle nuove istanze della società. Roma cambiò radicalmente in quegli anni. Probabilmente in pochi riconoscerebbero la stazione Termini, Piazza del Popolo o la viabilità di Roma Nord-Ovest, solo per citare le cose più importanti, se guardassero a come erano prima degli anni ‘90. Tra le righe, i radicali sostennero quello che di lì a poco sarebbe diventato il sindaco, con lo slogan ‘Liste Pannella - Per il partito democratico’, ma questa è un’altra storia.

Tutto questo per dire che Francesco Rutelli non può essere considerato uno sprovveduto totale.

In molti, me per primo, si interrogano sul cambiamento del sindaco dai primi anni 2000 ad oggi. Ascoltando il suo intervento al congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, il 2009.03.01, probabilmente si capisce molto di più di quanto la stampa e gli ultimi avvenimenti ci comunichino su di lui.

Lo slogan di Radio Radicale (RR) è ‘Conoscere per deliberare’. Sicuramente chi acquisisce le sue informazioni sulla politica dai Telegiornali (Brrr…), da Ballarò, Porta a Porta, AnnoZero, e in misura minore, dall’ Infedele, non conosce. Ma tenta di deliberare, campionando i pensieri dei leader politici dal titolo, dallo schizzetto (magari perfettamente inserito nel sandwich) di 20 secondi, dalla nota di Capezzone e Vito (tanto per citare altri due celebri ex-radicali), dallo sguardo ammiccante alle telecamere dell’ultimo eroe degli ex-comunisti (ospite fisso di Floris).
Tramite RR possiamo ascoltare un intervento di 20 minuti di Francesco Rutelli. Possiamo ascoltare le sue istanze senza che ci sia Santoro che lo interrompe, o il suono di un campanello che preannuncia l’entrata di qualche eroe del gossip che dice la sua sull’ultimo tema più in voga nella ‘3 camera’. Possiamo, insomma, provare a conoscere, e dopo una necessaria integrazione con le informazioni che possiamo trovare sul web, tentare di deliberare.

Dunque cosa ha detto Rutelli? Lo possiamo ascoltare qui.

IMHO alcune sue visioni sono obsolete: “la tecnologia ci presenterà sfide sempre più ardue”. In realtà la tecnologia lungo tutta la storia ci propone sfide etiche sempre più complesse, e la strada migliore è sempre stata informare e legalizzare (che significa ‘rendere legale’, e quindi regolamentare e legiferare a proposito di qualcosa) mettendo al centro la volontà dell’individuo e la libertà di scelta senza imposizioni.

Penso che la sua opinione sulla difesa della vita come credo politico, se argomentata come ho sentito nell’intervento, sia da rispettare. Compresa la sua visione delle problematiche di fine vita incentrata sulla figura del medico, che dovrebbe essere (ma anche qui ci sarebbe da discutere) una persona più competente di un parente che, in alcune occasioni come nei casi delle ‘vite imperfette’ potrebbe trovare una sponda nel liberarsi di un impegno scomodo.

La risposta di Pannella è stata espressa nel suo solito stile Pannelliano (condito, in questo caso, dai sentimentalismi dovuti al rapporto che aveva con FR). Personalmente penso che intendesse qualcosa del tipo: d’accordo, hai idee differenti, ma vieni, esponile, e dialoghiamo, perchè la grandezza della democrazia sta nel poter dialogare. Tra l’altro lo stesso Pannella invitava ed era invitato ai congressi più disparati, non ultimi quelli dell’ MSI, ai quali andava e parlava di antifascismo.

Penso che un Rutelli così possa ancora dare molto al Partito Democratico.
Il problema è che Rutelli è anche un integralista, uno che ha portato in parlamento gente come Paola Binetti, uno che ha perso la mia città contro Alemanno (che, tanto per dirne una, ultimamente ha cianciato qualcosa riguardo le cornetterie notturne…). Probabilmente ai congressi c’è una atmosfera di alta politica. Lo stesso Pannella quando parla difficilmente dice cose insensate. Ma lui, rimane uno che ha spazzato via molte tra le menti più promettenti del suo partito, e mentre ciancia di Veltrusconismo, ha in ogni caso fatto eleggere 9 (bravissimi e, soprattutto, molto presenti ed attivi) parlamentari nel PD.
Quell’altro, FR, probabilmente dopo le europee andrà a fondare con Casini un nuovo partito.
PS: un’altra opinione sull’argomento, è stata postata oggi su uno dei migliori blog italiani. Per dire, quando vedo nei miei feed un nuovo post da lì, lo vado subito a condividere.

Se il Vaticano c’entra poco o niente

Sabato 7 Febbraio 2009

Eccoci all’ennesimo pippone su ‘la laicità dello stato, i vaticani, i talebani e cose varie’.
E invece no. In tutto questo marasma il punto chiave, naturalmente IMHO, è un altro soggetto, non meno famigerato: Silvio Berlusconi.

L’attuale premier, di cui conosciamo il cursus honorum e - almeno io - riconosciamo la profondissima intelligenza politica, ieri si è reso protagonista dell’ennesima trovata ad effetto. Stavolta è stato il turno dello scontro istituzionale. Non vedo nulla di strano in ciò che è successo.

  • Berlusconi non ha un progetto politico ben definito, da anni. Bensì scese in politica per curare i propri interessi, essendo uno degli uomini più potenti d’Italia. La sua parabola è stata preparata nei minimi particolari fin dagli anni ‘80 quando ha costruito, sfruttando una congiunzione di eventi sostanzialmente irripetibile, la sua immagine di uomo vincente e rassicurante. Erano i primi anni della pubblicità sfruttata seriamente, dei primi sederi dimenati negli stacchi di drive-in, di Massimo Boldi che si candida con i socialisti, e a fine spot appariva la figura di Berlusconi (peccato non trovare quella sequenza - citation needed) come ‘il principale’. Un lento martellamento psicologico nei cervelli della gente, non ancora abituati ad essere sommersi dalle informazioni. La discesa in campo del 1994 è stata, a mio avviso, tutt’altro che improvvisa. Il problema è che in politica si deve avere, nella maggior parte dei casi, un progetto politico, ed è proprio quello che manca al nostro. O meglio, ne ha uno ma è strettamente personale.
  • L’individualismo è una politica interessante. La realizzazione personale come progetto di vita è una scelta condivisa da molti - direi tutti - e penso che il principio stesso di libertà passi attraverso questo termine, che troppo spesso è declinato con accezione negativa. Immagino che i molti - anche molto nobili - liberali che seguirono e seguono Silvio Berlusconi dal 1994 si siano lasciati convincere da questa sua caratteristica. Vedendo in lui uno che si muove per realizzare i propri interessi, probabilmente hanno pensato che - come propugna il metodo liberale - il progetto politico del nostro fosse quello di mettere ognuno nelle condizioni di realizzarsi. Se volete, una accezione appena più nobile del motto ‘Come è stato capace di fare i soldi lui, ci farà fare i soldi pure a noi’. Tuttavia non è stato così.  E sinceramente tutto questo si era capito benissimo già ai tempi della legislatura 2001-2006.
  • Ricordo un passo del più grande scrittore italiano (sempre IMHO) nel quale l’Innominato al culmine della sua tragedia personale, arriva all’estrema sintesi di tutti i suoi dubbi: “Voglio vederla… Eh! no… Sì, voglio vederla”. Le nostre passioni, le nostre indecisioni, i nostri errori, ci portano a comportamenti inconsueti. Silvio Berlusconi nel momento in cui ha capito che la maggior parte degli italiani non ha intenzione di condurre una battaglia per mantenere in vita la povera Eluana Englaro, decise sostanzialmente di lasciar perdere (qualche giorno fa, il giorno delle dichiarazioni di Fini). Salvo poi con un perfetto colpo di scena tornare con, nell’ordine:
  • Un decreto legge, nel quale il governo sostanzialmente prende il posto del parlamento;
  • Con una sorta di ‘fiducia’, con i ministri che quindi sostituiscono i parlamentari, anche se in realtà le dinamiche anche qui sarebbero state inverse (Berlusconi avrebbe richiesto un passo indietro agli eventuali ministri contrari. Sul caso è interessante la figura e la posizione della Prestigiacomo);
  • Tutto questo mentre si svolge un dibattito altrettanto importante (chi ha detto ‘medici che denunciano i clandestini’?);
  • Tra l’altro nel resto del mondo i governi si occupano di tutt’altro.
  • Dove voglio arrivare? L’abbassare i toni per spegnere la tensione, per poi uscire allo scoperto violentemente è una tecnica utilizzata spesso dal nostro, quindi non mi stupisco. In questo momento egli punta ad assumere sempre più poteri e gioca la battaglia su diversi fronti:
  • Deve vincere le elezioni in Sardegna;
  • Deve tenere buona la parte più importante della sua coalizione (la lega);
  • Deve riuscire a tenere a galla la fiducia che gli italiani ripongono incondizionatamente in lui;
  • È sostanzialmente incapace, sia per scarso interesse, sia per scarsissima qualita dei suoi collaboratori, di affrontare argomenti di respiro più ampio e rischia di perdere consenso se ci si avventura.
    • In tutto questo un colpo ad effetto gli è servito per sviare alcuni dibattiti e rilanciare la sua personale immagine che da qualche settimana, a livello nazionale, si era un po’ defilato. Ha trovato una buona sponda nelle istanze Vaticane (loro malgrado, a mio avviso) e le ha utilizzate. E aspettiamo i prossimi atti della commedia, in un paese nel quale le libertà - ovvero i Principi - sono sempre più ridotte al lumicino.

    Modello Trento?

    Domenica 16 Novembre 2008

    Il piddì ha vinto una elezione. La tornata elettorale per la Provincia Autonoma di Trento si è conclusa con la vittoria di Lorenzo Dellai, quarantanovenne presidente uscente. Navigato politico trentino, il Dellai ha radunato una coalizione molto compatta e ha battuto di 20 (venti) punti percentuali lo sfidante Sergio Divina, leghista, che invece aveva l’appoggio del PDL e di altri partiti. Le ragioni della vittoria sono molteplici. Quello che è certo è che:

    Dellai non ha vinto a causa dell’alleanza con l’UDC

    Ma come? Tutti a benedire lo sfondamento al centro, le ‘alleanze di nuovo conio’, il patto tra moderati, Rutelli che tra un po’ arriverà a fare l’occhietto in pubblico a Casini (Binetti permettendo) e Cesa che si affranca dal suo naturale aplomb (leggi: faccia addormentata) per congratularsi con Lorenzone?

    Prima di tutto vorrei elencare alcune considerazioni sul Trentino in generale, che ho avuto modo di maturare negli anni e ancor più negli ultimi giorni:

    • Il Trentino non potrà mai essere preso come modello per il resto d’Italia, semplicemente perchè è una realtà totalmente a sè, con delle caratteristiche talmente peculiari da renderlo una specie di microcosmo, o enclave, nella repubblica delle banane;
    • Innanzitutto la conformazione geografica. Il Trentino è costituito dal bacino idrografico dell’Adige (Ades, nella lingua del posto). Al centro c’è una vallata larga, dove scorre il suddetto fiume, e dove trovano sede le grandi realtà cittadine (oddio, ad un romano Trento appare come un paesello con tre-quattro vie, e Rovereto poco più che un agglomerato di case). Ai lati della valle (che possiamo chiamare Vallagarina, ma non è del tutto esatto), possiamo raggiungere tante altre valli, senz’altro più strette e meno popolate, che rappresentano la vera ricchezza della regione. Ognuna con la propria peculiarità (industrie, turismo invernale, turismo estivo, terme, cibi caratteristici, chiese particolari e tanto, tantissimo altro). Ogni valle mantiene la propria identità, e al momento del voto si appoggia a vari referenti politici che portano a Trento le loro esperienze;
    • Poi la storia. Il Trentino è una terra patriottica. Da sempre è un bacino importante per il corpo degli alpini, è entrato a far parte dell’Italia da pochissimo. I trentini di un paio di generazioni fa erano dei ribelli che volevano far parte del paese del quale sentivano la nazionalità (concetto sconosciuto ai più nel resto d’Italia). Basta vedere lo spettacolo di bandiere tricolori che coloravano la città in occasione del ricordo della Grande Guerra. Oppure andare a Rovereto per visitare il museo civico e i monumenti ai patrioti. O ancora il mausoleo a Cesare Battisti che veglia sulla città di Trento;
    • Infine il costume e l’atteggiamento dei trentini. Solidali, tolleranti, aperti a nuove esperienze con giudizio e moderazione;
    • Il trentino è sempre stato una roccaforte della Democrazia Cristiana. Conosciamo la storia di questo partito, e tutte le sue ombre. Il cattolicesimo democratico e solidale, che pure era una delle componenti della DC (anche se sempre più in ombra da un certo punto in poi) si è ben adattato alla realtà locale sia grazie allo stile di vita, sia per il grandissimo radicamento della religione cattolica della zona;

    Queste le premesse. Veniamo ora alla politica:

    • Dellai dal 1990 (sono 18 anni, ormai) è protagonista della politica trentina e continua a riscuotere grandi successi. Ideatore, tra l’altro, della Lista Civica Margherita, che è stata poi presa a modello per quella nazionale. Sembra essere Lettiano. Si è opposto alla nascita del PD come fusione di DS e Margherita, fondando una lista territoriale che riprende le istanze dei DL, chiamandola Unione Per il Trentino (UPT);
    • Alle ultime provinciali ha ottenuto l’appoggio anche dell’UDC. Questo evento e la successiva vittoria ha contribuito al dibattito sul ‘Modello Trentino’;

    Dunque:

    • Innanzitutto il centrodestra ha sbagliato candidato. Più volte i trentini hanno ripetuto ai leghisti (che pure hanno ottenuto un ottimo risultato, specie nelle giudicarie, valle vicina alla provincia di Brescia) che Trento non è la Padania. In più i discorsi estremisti di Divina non attaccano in un ambiente moderato come quello Trentino;
    • Alle elezioni il simbolo dell’UDC non è apparso (per dei cavilli burocratici), quindi non abbiamo un dato diretto da valutare. Tra l’altro una delle più grandi risorse di questo partito è proprio il simbolo;
    • I risultati vedono il PD primo partito, seguito dall’UPT, poi Lega, PDL e PATT. Buoni risultati anche per i Verdi e per Amministrare il Trentino, che eleggono un consigliere nel parlamentino;

    Cosa possiamo osservare?

    • La più grande lezione che possiamo ottenere da queste elezioni è l’importanza delle persone (o, se volete, del voto di preferenza). Il PD è il primo partito della provincia trascinato da Alberto Pacher (già sindaco di Trento), che raccoglie 1/4 dei voti democratici. l’UPT arriva subito dopo grazie alla spinta dello stesso Dellai (il partito è a metà tra una lista civica e una lista territoriale, e sul simbolo campeggia proprio il nome di Dellai). Interessante anche il buon risultato dei verdi, con una lista che cancella l’arcobaleno dal simbolo, si ribattezza ‘Verdi e democratici’ e ottiene circa 7000 voti, metà dei quali dalla coppia Bombarda (eletto) e Berasi. Nerio Giovanazzi, transfuga da Forza Italia, si porta appresso tutto il suo pacchetto di voti e viene eletto consigliere con “Amministrare il Trentino”;
    • E il PDL? Il suo campione di preferenze è tale Pino Morandini (5000 voti). Che fino a ieri stava con l’UDC (fonte: il quotidiano ‘Trentino - quotidiano regionale fondato nel 1945′ dell’11 novembre 2008). Tutta la discussione sul modello Trento, per me si può chiudere qui;

    Accade quello che in molti si aspettano. Ovvero che i dirigenti nazionali dell’UDC potranno anche cercare un accordo col PD, ma difficilmente il loro bacino elettorale li seguirà. Questo fatto lo hanno capito in molti dirigenti locali, che infatti si spostano nel posto dove possono trovare l’accoglienza migliore (PDL).

    Allora niente modello Trento? Rutelli dice cazzate? Cesa può tornare a dormire?

    Niente affatto, almeno per la prima affermazione. A mio avviso le elezioni in Trentino ci insegnano svariate cose:

    • La prima è che il PD deve lavorare per tornare ad un sistema elettorale serio. Il (mio personalissimo) sogno sarebbe un maggioritario a collegio uninominale, ma basterebbe il ritorno alle preferenze (anche se per svariate ragioni non considero questo sistema la panacea). Con un sistema elettorale fatto di persone, si può tornare a lavorare seriamente nella fanga (se preferite, sul territorio) con gli elementi migliori: quelli che emergono dalle sezioni, dai quartieri, dalle cittadini;
    • La seconda è che un partito ambientalista quando fonda il suo programma sull’ambiente, risulta utile e credibile. A mio avviso abbiamo bisogno di un Partito dei Verdi che sia serio e moderno. Spero che il “Modello Trento” insegni qualcosa anche a loro;
    • La sinistra a mio avviso non ha più alcun appeal sull’elettorato, e viene percepita per lo più come vecchiume, quando il partito progressista del 21 secolo fa il suo dovere. Non abbiamo alcun bisogno di partiti che si rifanno ad ideologie e discorsi obsoleti, se il partito democratico sa essere credibile;
    • I comunisti duri e puri sono confinati nelle percentuali che meritano in un paese civile;
    • Il popolo delle libertà conferma la sua totale impreparazione a livello territoriale. Di nuovo, in un sistema elettorale dove si privilegia il rapporto delle persone con il territorio, il PDL ha molto da imparare dal PD;
    • E infine, secondo me, ciò che di più importante esce fuori da queste elezioni, è che esiste una Italia che non ha paura del nuovo, e che guarda agli estremismi e ai razzismi con distacco. Se riuscisse a trapelare il messaggio che ‘noi’ siamo quelli che guardano al futuro con impegno e ottimismo, e ‘loro’ quelli che temono, disprezzano e non hanno altre soluzioni che quelle di conservare lo status quo, potrebbe partire davvero una nuova stagione;

    Ma le premesse non ci sono. E se si ciancia di alleanze col peggiore e più conservatore partito della nostra scena politica, per l’ennesima volta non andremo da nessuna parte.

    A chi interessano i fatti? - Riguardo al cambiamento de “Il Riformista”

    Sabato 15 Novembre 2008

    <meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.0 (Win32)" /><style type="text/css"> <!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --> </style></p> <p style="margin-bottom: 0cm">Stefano Benni, in un racconto dei suoi, narrava di un alieno capitato sulla terra per caso in cerca di un souvenir. Nel suo ambientamento, operando scientificamente, l’ufino osservava come la parola più ricorrente nei mezzi di comunicazione fosse ‘fatti’. Non mi sento di contraddire questa previsione, a distanza di anni dall’uscita di quello scritto. A volte sono invaso dai fatti, da ciò che accade. Descritto nei minimi particolari da testate giornalistiche onnipresenti, che hanno fatto della contemporaneità all’evento il loro cavallo di battaglia. Le schede ‘diretta’ sulla cliccatissima <a title="La Prav...ehm:la Repubblica" target="_blank" href="http://www.repubblica.it/">pravda</a>. Oppure l’infinità di siti specializzati: borsa, meteo (un feticcio di tanti), addirittura tracciatura dei treni e degli aerei. Senza contare la morbosità delle descrizioni degli eventi di cronaca nera (cfr. l’antesignana satira del <a title="Sangue in TV" target="_blank" href="http://it.youtube.com/watch?v=b_zRZuryRvM">Guzzanti – Minoli</a> che raccontava la macellazione di un gallo in diretta), con tanto di pagina ‘Foto’ sempre nel suddetto – cliccatissimo – sito.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Tutto questo per dire che in un mondo che vive in diretta ciò che succede – come, forse, è giusto che sia – un giornale che contiene fatti è già di per se una sorta di contraddizione.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Verba Manent, si diceva. Ma di questi tempi rimangono molto di più le pagine web.</p> <p style="margin-bottom: 0cm"><em>L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo,</em></p> <p style="margin-bottom: 0cm">diceva il più grande scrittore italiano. Guerra che, a dir la verità, noi lettori abbiamo sempre perso, sotto i colpi di inchiostro di giornalisti schierati che da sempre ritoccano i fatti con il pennello dell’ideologia (despota del pensiero, diceva qualcuno). Così le emeroteche, e gli obsoleti - ancorchè futuristici – microfilm che troviamo nella biblioteca nazionale, non sono altro che la testimonianza di come la politica e le sue oscillazioni abbiano inquinato la cronaca per anni.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">In questo contesto, personalmente, ho maturato l’idea che la carta stampata, partendo già battuta nella sfida alla contemporaneità con pagine web, telegiornali, radiogiornali e – why not? - televideo, debba per forza di cose rivolgersi ad un altro tipo di utenza. Escludendo le testate locali, che narrano di fatto eventi che non sono contemplati nei contenitori di cui sopra (e che sul web sfidano più i forum che i grandi portali), un giornale generalista, che riempie una cinquantina di pagine con cronaca, pagine di quotazioni di borsa, tabellini sportivi e tanta pubblicità, dove può vincere nella sfida contro web, tv e radio? Nella cronaca non c’è partita (racconto scritto contro video e fotografie); in borsa non stiamo neanche a parlarne: l’andamento in tempo reale, campionato minuto per minuto, contro un solo valore da cercare senza neanche uno straccio di CTRL+F. Forse i tabellini sportivi…pochi portali mettono a disposizione le pagelle delle partite. Certo, pagelle – o commenti – non la cronaca, che non regge il confronto con le dirette gol delle TV specializzate o con lo stesso YouTube. Riguardo alla pubblicità…gli arzigogoli artistici degli sketch TV o i clicca e acquista semplicemente neanche gareggiano contro le lenzuolate bianco-e-nero dei quotidiani.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Quindi.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Invasi da ciò che accade, diciamo dall’azione, perdiamo sempre di più il significato. Ebbri dell’effetto a breve termine – o tempo reale – stiamo smarrendo l’importanza delle opinioni. In questo contesto si inseriscono i quotidiani di commento, che rappresentano un raggio di sole tra il materiale da cartapesta che campeggia nelle edicole.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Quattro, o otto pagine (non fogli). Editoriali, commenti. Interviste di largo respiro. Recensioni.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Io li chiamo ‘i giornali da leggere anche il giorno dopo’.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Fa parte della categoria sicuramente il Foglio. Poi forse l’Opinione, Europa. E magari tanti altri difficilmente reperibili nelle edicole della mia periferia (La voce repubblicana? Liberal?).</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Ne era il rappresentante più nobile ‘Il riformista’. Arancione, velenoso, bello piatto nei suoi due fogli per un totale di otto pagine, piene di polemiche contro tutto e tutti. Con la facciaccia e il saltello supponente che contraddistingueva la rubrica ‘Mambo’. Con l’antipatia scomoda del ‘Democentrico’ Marco Follini. Il riferimento perfetto per gli apolidi di sinistra stanchi dei fatti ma affamati di idee.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Il ‘nuovo’ Riformista ha 32 (trentadue!) pagine. Le quotazioni in borsa. Una inutile pagina di gossip (o vogliamo metterlo vicino a Dagospia?). Un’ultima pagina fatta di meteo e oroscopi (sic!). La locandina di Mambo è diventata una meditabonda foto di Peppino Caldarola (che ha causato in me lo stesso smarrimento che ebbero i comunisti quando Diliberto mise la sua faccia insieme alla falce e martello in un recente manifesto, cancellando una tradizione millenaria, o forse decennale).</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Del resto, supponiamo che il numero di editoriali sia rimasto lo stesso. Dividendo per il numero di pagine, la qualità è almeno quattro volte inferiore.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Su cosa ci buttiamo ora, quindi? Arrivati in edicola, a questo punto possiamo comunque continuare ad acquistare il Riformista. Almeno per un po’. Almeno per continuità.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">Poi c’è sempre “Il Foglio”. Vero think-tank di idee elevate, peccato che quasi tutte le premesse da cui partono i validi editoriali siano diametralmente opposte alle mie.</p> <p style="margin-bottom: 0cm"><a title="Il commento del direttore di Europa al nuovo riformista" target="_blank" href="http://democrats.ilcannocchiale.it/post/2063550.html">Europa </a>potrebbe essere una alternativa. Meno velenoso, meno polemico, meno antipatico. Più insipido o, se volete, ma-anchista. Tuttavia annovera l’aggressivo Adinolfi tra i suoi collaboratori, e dedica spazio anche ai democratici meno in vista (radicali, ad esempio). Cercherò di testarlo campionando a caso nelle prossime settimane, e alfuturo per la contro-recensione.</p> <p style="margin-bottom: 0cm">p.s. su <a title="Il blog di Mario Adinolfi" target="_blank" href="http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/2008/11/05/ne_veltroni_ne_dalema.html">M.Adinolfi</a>: Caro Mario, spero che con il suo approdo a RedTv non si dalemizzi o, peggio, non si ‘dalemianizzi’. Ma neanche un po’, eh.</p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=13" title="Visualizza tutti gli articoli in politica" rel="category tag">politica</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.alfuturo.eu/?p=70#comments" title="Commenti a A chi interessano i fatti? - Riguardo al cambiamento de “Il Riformista”">6 commenti »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-61"><a href="http://www.alfuturo.eu/?p=61" rel="bookmark" title="Permalink di Fango">Fango</a></h3> <small>Giovedì 17 Luglio 2008</small> <div class="entry"> <p>Ultimamente ‘ Fango’ è una parola che ricorre:</p> <ul> <li>Tra i <a target="_blank" href="http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/302/5645/618">miei esami</a>;</li> <li><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fango_%28canzone%29">Nella musica</a> (di dubbio gusto) ;</li> <li>In <a target="_blank" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=17890251780">politica</a>;</li> </ul> <p>e oggi sta rimbalzando tra i tg e nella blogosfera.</p> <p>Infatti Riccò, protagonista assoluto al tour è stato arrestato (!) perchè positivo ad un test antidoping. Sento già il rumore della tastiera di qualche editorialista che scriverà un bel corsivo sul genere ‘Un ciclismo malato’ e affini.</p> <p>In realtà questo post riguarda un libro.</p> <div align="center"><img height="363" width="243" style="max-width: 800px" src="http://www.kaosedizioni.com/grfango.jpg" />(da <a target="_blank" href="http://www.kaosedizioni.com/">www.kaosedizioni.com</a>)</div> <p>Qualche anno fa mi regalarono uno splendido romanzo, ‘Nel fango del Dio Pallone’, di Carlo Petrini (parentesi: se <a target="_blank" href="http://www.google.it/search?q=carlo+petrini&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a">googlate </a>vi uscirà fuori probabilmente un sacco di roba sull’omonimo <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini">fondatore di slow food</a>), ex-calciatore molto popolare negli anni ‘70. <a href="http://zoro.blog.excite.it/permalink/393920">Qui </a>potete vedere una sua intervista da parte dell’ottimo Diego Bianchi, aka Zoro.</p> <p>Carlo Petrini, nella sua narrazione vera, veristica, spietata prima di tutto con se stesso, racconta la sua vita, come quella di un calciatore qualsiasi, piuttosto bravo, con una buona carriera. La cosa sorprendente è che non tralascia alcun particolare, e piano piano, andando avanti nelle pagine, si capisce quanto di spregevole c’è nel mondo del calcio, e di come i calciatori non ne siano protagonisti, bensì personaggi che recitano un ruolo complesso, con diverse sfaccettature anche conflittuali. Questo ‘ruolo’ è composto da alcuni tratti, non perfettamente distinti, ma più o meno distinguibili:</p> <p>- Un po’ vittime: le iniezioni fatte prima della partita, con la stessa siringa infilata in 4-5 culi differenti. Cavie da laboratorio per sperimentazioni di presunti guaritori e santoni. Tutto questo al servizio della presenza in campo (anche qui un ruolo che sta tra la responsabilità di dover scendere in campo a causa delle proprie qualità, e il doversi far vedere dai tifosi);</p> <p>- Un po’ eroi: da brivido il racconto di un giocatore che si sacrifica per provare la nuova sostanza e che quasi ci rimane secco. Ammirato per il gesto dai compagni di spogliatoio, ma sempre in silenzio. E qui veniamo al passo successivo;</p> <p>- Un po’ mafiosi: ma non certo padrini, piuttosto ‘onesti’ mestieranti. Massima omertà: non si parla mai nè delle pratiche dopanti, nè delle frequenti combine tra squadre per un risultato tranquillo, nè del fatto che un giocatore si porti a letto la moglie di un altro. Massimo silenzio;</p> <p>- Un po’ lussuriosi: le scopate, continue, con donne sempre pronte, promiscue, sono uno dei pochi argomenti di discussione durante i ritiri. Insieme alle macchine o all’ultima moda del momento (a metà anni ‘70? le pistole). Pagine intere di avventure sessuali e di modelli di automobili, dalla prima alla fine degli anni ‘60, quando Carlo giocava nel Milan;</p> <p>- Un po’, anzi, in massima parte, bambini: si riesce a immaginare, scorrendo i capoversi, questo calciatore strappato all’infanzia da un allenatore che il primo giorno di allenamenti lo porta da una prostituta. Gli occhi spalancati di questo ragazzone (guardate la copertina) che vede arrivare soldi a palate, sesso a volontà, automobili, a patto di rispettare alcune regole e non chiaccherare.</p> <p>Carlo Petrini è stato sicuramente un calciatore dallo spirito libero, ma sempre e comunque inserito come un ingranaggio in un sistema che non tollera intrusioni. Splendide le pagine di critica nei confronti del suo primo allenatore, nome (nume?), quello di Nereo Rocco, che difficilmente sentiamo criticare. E poi il girovagare (fatto raro, all’epoca) per le varie piazze d’Italia. Sembra di guardare un film nel quale cambia lo sfondo ma i protagonisti sono tutti uguali.</p> <p>E poi, una volta delineato il personaggio, semplicemente tramite una cronaca dettagliata, le tragedie: trattato come la mela marcia ai tempi del calcio scommesse, e cacciato via da un sistema che lo ha creato, che dinamicamente lo ha usato ed ha restituito qualcosa (sesso e soldi), e che non ha esitato a scaricarlo al momento giusto.</p> <p>Fin qui la recensione. Tralascio il seguito, che è umanamente importantissimo per Carlo, e straziante, e mortifero, ma credo di aver già scritto molto.</p> <p>Tutto questo per dire cosa? Intanto per invitarvi a reperire informazioni non conformi.<br /> E poi per esprimere la mia opinione.</p> <p>Penso che il movimento ciclistico ultimamente qui in Italia abbia addosso meno pressioni del calcio. Ma credo che la situazione, a livello di maturazione dell’atleta, non sia troppo dissimile, almeno nei tratti distintivi, da quella descritta nel libro. Considero, nello specifico, Riccò come un prodotto del suo ambiente, che viene allontanato in questo momento come il marcio nero, quando in realtà probabilmente avrà tenuto una condotta simile a quella di tanti altri, che magari già oggi, o domani, o tra qualche anno, verranno scoperti e presi a calci nel (già martoriato da ore di sella) sedere.</p> <p>Quello che non accetto è che i direttori sportivi (un po’ come i famosi dirigenti nel calcio) cadano perennemente dalle nuvole. Esistono baroni con decine di anni di esperienza nel mondo del ciclismo, e altrettanti corridori, guidati da loro, pizzicati positivi. E ogni volta è come la prima volta, quando dichiarazioneggiano parole dure di ‘condanna nei confronti di persone che hanno sbagliato’. Ma alle quali probabilmente è stato insegnato solo a sbagliare.</p> <p>Alla fine domani c’è una nuova tappa:</p> <p>“…c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio e che male c’è in questo?…..anzi è piuttosto confortante se ci pensi.” (Nick Hornby, da Fever Pitch) </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=5" title="Visualizza tutti gli articoli in ciclismo" rel="category tag">ciclismo</a>, <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=6" title="Visualizza tutti gli articoli in intimisto" rel="category tag">intimisto</a>, <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=10" title="Visualizza tutti gli articoli in libri" rel="category tag">libri</a>, <a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=13" title="Visualizza tutti gli articoli in politica" rel="category tag">politica</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.alfuturo.eu/?p=61#comments" title="Commenti a Fango">4 commenti »</a></p> </div> <div class="navigation"> <div class="alignleft"><a href="http://www.alfuturo.eu/?cat=13&paged=2">« Voci Precedenti</a></div> <div class="alignright"></div> </div> </div> <div id="sidebar"> <ul> <li> <form method="get" id="searchform" action="http://www.alfuturo.eu/"> <div><input type="text" value="" name="s" id="s" /> <input type="submit" id="searchsubmit" value="Cerca" /> </div> </form> </li> <!-- Le informazioni sull'autore sono disabilitate di default. 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